Il regno della natura


Ci dirigiamo verso il versante occidentale, quello che guarda la Corsica, ed è un continuo rincorrersi di insenature, spiagge bianche come la neve, faraglioni tormentati che emergono improvvisamente dall'acqua. Le coste a picco svelano finalmente i loro segreti: rocce levigate dal perenne gioco delle onde, anfratti popolati da intere famiglie di gabbiani, cormorani dal rapido volo radente. Qui il tempo si è fermato e trionfa la macchia mediterranea. Ma basta aggirare il promontorio dell'Enfola per scorgere la Biodola e Procchio con i loro alberghi prestigiosi, con le linde pensioncine a conduzione familiare, con i piccoli ristoranti che offrono un universo di golosità marinare. Passata Marciana Marina, il salotto buono dell'Elba e meta preferita di tanti personaggi della cultura, politica e giornalismo, ci si arrampica verso Poggio, un grazioso villaggio del '500 che negli anni 50 ospitò intrepidi pionieri che lanciarono l'Elba sul palcoscenico del turismo internazionale. Il paese è incorniciato da foreste di castagni e nelle piccole radure si incontrano le tracce della civiltà pastorale, ma anche chiese e santuari lungo suggestivi itinerari della fede, testimonianza di una profonda ed antica religiosità.
Il percorso dell'anello occidentale ci conduce alla splendida spiaggia di Sant'Andrea, poi a Patresi e quindi a Chiessi e Pomonte. Una costa mai uguale, paradiso di esploratori subacquei, di appassionati di archeologia marina e di naturalisti alla ricerca di emozioni forti. I fondali pulsano di vita: ventagli di gorgonie rosse si alternano con immense distese di posidonia, mentre i sorprendenti sipirografi multicolori si agitano lentamente con il caratteristico dondolio che ipnotizza. Per i più esperti un balzo nel blu a caccia di immagini da fototeca di cernie giganti, branchi di saraghi e guardinghe aragoste che in questi fondali trovano il loro habitat ideale. Siamo nella punta estrema dell'isola e bisogna passare a sud, dove il paesaggio cambia completamente, la natura assume colori e odori diversi, gli alberi di alto fusto cedono agli stentati arbusti della macchia mediterranea. Qui si trovano gli arenili più gettonati. Ecco Fetovaia, che la tradizione popolare ricollega al ricordo romantico di balene che si adagiavano sul basso fondale per mettere al mondo i loro piccoli, un'insenatura protetta dai venti con acque trasparenti che dal verde smeraldo vira al blu più intenso; ecco Cavoli, la spiaggia dei giovani dove si sperimentano i costumi da bagno più arditi; ecco Marina di Campo, una mezzaluna di sabbia finissima circondata da ottime strutture per l'ospitalità, ma anche da negozietti che attirano con i mille tentazioni delle merci più disparate. Gente che parla tutte le lingue del mondo si aggira per i banchi e diventa parte attiva di un'allegra babele.
Oltrepassato il Monte Tambone, si apre uno spettacolo unico: qui la sosta d'obbligo per godere un panorama che procura forti emozioni. Capo Stella popolato di pernici, delimita l'arenile di Lacona con le caratteristiche dune dove sbocciano i gigli selvatici e le più belle storie d'amore. Siamo nel comune di Capoliveri, la terra degli uomini liberi che non si sono mai piegati a nessun padrone, nemmeno a Napoleone che voleva raderla al suolo con tutti i suoi abitanti. Il piccolo paese, sede del municipio, è un dedalo di viuzze e caratteristici chiassi, vicoli scoscesi che richiamano storie ancestrali, legate al duro lavoro dei campi e delle miniere di Calamita e di Ginevro. Dal Belvedere si osserva la potente fortificazione di Porto Azzurro, costruita dagli Spagnoli nel 1603 su progetto di Don Garzia di Toledo che la disegnò sul modello della cittadella di Anversa. Il sistema difensivo del porto è completato dal forte Focardo ed era praticamente impossibile entrare nella rada per le flotte nemiche. Solo il potentissimo Re Sole riuscì ad espugnarla nel 1646, ma dopo 4 anni di sanguinose battaglie, fu costretto a ritirarsi con le pive nel sacco. Poco distante dalle fortificazioni, oggi occupate dal carcere, sorge il santuario della Madonna di Monserrato, il più suggestivo dei luoghi di culto dell'isola. Situato in uno scenario severo, circondato da strapiombanti rocce rosso bruno, fu fatto costruire dal Governatore spagnolo Pons nel 1606 ed è ancor oggi meta di pellegrinaggi e simbolo di particolare devozione.

Testo a cura di Umberto Gentini, esperto di turismo

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