COMUNI, BORGHI E MARINE

L’isola d’Elba è formata da 7 comuni: Portoferraio, il comune più grande nonché capoluogo, Marciana, Marciana Marina, Campo nell’Elba, Capoliveri, Porto Azzurro e Rio. I comuni dell’Elba, molto diversi tra loro per storia, tradizioni e piatti tipici, sono antichi borghi incastonati tra le montagne e pittoresche marine adagiate lungo le coste. Arrivando con la nave, Portoferraio ci accoglie con le sue imponenti mura medicee che dominano l’antica darsena e tutto il mare intorno. Proseguendo lungo la costa settentrionale si trova Marciana Marina, il comune più piccolo dell’Elba, ed uno tra i più piccoli d’Italia; questo caratteristico borgo marinaro, situato alle pendici del Monte Capanne, si affaccia su un coloratissimo lungomare. Proseguendo verso il Capanne, immerso tra lussureggianti boschi di castagni, a 375 metri dal livello del mare, si trova Marciana, uno tra i comuni più antichi dell’isola. Nel versante meridionale si trova il comune di Campo nell’Elba con sede a Marina di Campo, antico centro di pescatori; la sua bellissima spiaggia sabbiosa è la più lunga dell’isola. Nel versante orientale, a 167 metri di altezza, ai piedi del Monte Calamita, cullato tra le verdi colline, erge Capoliveri, un paese ricco di vicoli e viuzze che lo rendono uno tra i centri elbani più caratteristici. Nello stesso versante, ai piedi della fortezza spagnola San Giacomo, sede di un carcere, si trova Porto Azzurro. Il paese è caratterizzato da un grazioso porto turistico che in estate ospita yacht e lussuosi panfili e in inverno offre riparo a piccole imbarcazioni e pescherecci. Infine, nel versante più orientale dell’isola, si trova il Comune di Rio formato dai borghi di Rio nell’Elba, piccolo paese circondato da colline la cui terra rossa testimonia il ricco passato minerario, e Rio Marina ridente paese marinaro collocato in una piccola insenatura di mare.

Portoferraio

Angoli nascosti che raccontano la storia della città fortificata che c’era e che c’è

Via dell’Oro, via della Regina, via del Carmine, vicolo Mortaio, via della Fonderia, piazza del Mercato, via dell’Amore: questi alcuni degli angoli nascosti che raccontano la storia di una città fortificata, l’antica Cosmopoli (fondata nel 1548 per volere di Cosimo de’ Medici) e che vivono dentro le sue mura, conservate nella loro più genuina essenza. Sono pezzi di un’epoca che non c’è più. Simboli di una Portoferraio del passato che attendono solo d’esser riscoperti. Le Fortezze Medicee, emblema della maestosità dei Signori di Firenze, furono progettate dai due architetti Giovan Battista Bellucci e Giovanni Camerini. Vera e propria piazzaforte militare, avamposto Mediceo nel Mediterraneo (come scrive Giuseppe M. Battaglini nella pubblicazione Portoferraio Medicea, pag. 6) furono costruite «per difendere le isole e le coste tirreniche dalle continue incursioni piratesche dei saraceni risalenti dalle coste nord africane». Hanno sempre rappresentato un segno distintivo per la città e per tutta l’Elba e per queste ragioni meritano una visita attenta. Raccontano di antichi mestieri, di abitudini, dei modi del vivere quotidiano che nei secoli si è evoluto, ma che mai è stato dimenticato. Costeggiando la darsena medicea, uno dei porti più sicuri del Mediterraneo, ci si trova di fronte alla “Porta a Mare” dell’antica Cosmopoli, antistante il Molo Elba, dalla quale si accede ad una grande piazza intitolata a Camillo Benso Conte di Cavour, luogo di feste, incontri, scambi commerciali. Allora era l’unico accesso alla città insieme alla “Porta a Terra” poiché le possenti mura racchiudevano, come un forziere, proteggendola, quella che nei secoli si è trasformata in una ridente e operosa città, conosciuta da mercanti, soldati, marinai che qui trovavano rifugio e, nello stesso tempo, rendendola assolutamente inaccessibile a coloro che provavano a conquistarla. Dentro la città inespugnabile la popolazione locale si sentiva al sicuro. Qui era tutto un pullulare di osterie, fiorenti botteghe di artigianato, case piccole e sovraffollate, con orti, frutteti e giardini di cui è rimasta traccia in qualche toponimo come Borgo alle Noci, Via dei Giuggioli, Piazza al Fico, Bastione della Carciofaia (dalla pubblicazione di G. Peria e M. Sardi, L’isola e i suoi frutti). Nonostante sia trascorso tanto tempo, da allora Portoferraio ha mantenuto la sua integrità e spontaneità. Questo la rende ancora più vera agli occhi del turista più attento che, alle spiagge e notti brave, preferisce qualcosa in più da scoprire in quest’isola dai mille volti. Fra boutiques ricercate e negozi di prodotti tipici locali, dentro l’antica Cosmopoli si scoprono infiniti percorsi nella storia e nella tradizione. Si può decidere di salire alla scoperta di Forte Falcone e Forte Stella, luoghi militari oggi in parte adibiti a caratteristiche e suggestive residenze oppure passeggiare lungo la darsena verso l’affascinante Torre del Martello (alias Torre della Linguella) dalla forma ottagonale, esempio supremo di architettura militare a difesa del porto.

Città fortificata dell'antica Cosmopoli

Ex bagno penale, in una cella della torre, vi fu rinchiuso l’anarchico lucano Giovanni Passannante, fatto prigioniero per aver attentato alla vita del Re Umberto di Savoia. Nel 1933 nella stessa Torre fu tenuto prigioniero Sandro Pertini in attesa di essere processato per oltraggio ad una guardia carceraria. Nel 1977, durante i lavori di ristrutturazione che la riportarono al suo splendore originale, vennero alla luce i resti di una antica villa romana, costruita direttamente sugli scogli. Ecco così che a pochi passi si trova il Museo Archeologico della Linguella che conserva reperti archeologici, risalenti al periodo compreso fra la fine dell’VIII secolo a.c. sino al V sec. d.c., e che evocano epoche remote, profondamente rilevanti per la storia dell’isola. Portoferraio è stata anche la città in cui Napoleone Bonaparte trascorse 10 mesi di esilio (sbarcò sul Molo Elba il 4 maggio del 1814 e fuggì dall’Elba il 26 febbraio del 1815). La Villa dei Mulini, sua principale residenza (posta nella parte alta della città) lo testimonia trasportando il visitatore in un’altra epoca: quella dei fasti de l’Impereur français e del suo breve ma intenso regno sull’isola. Tracce se ne trovano un pò ovunque: la Salita Napoleone, la Chiesa della Misericordia (dove ogni anno il 5 maggio si celebra una messa in Suo onore) e accanto alla quale si trova un Museo che custodisce una maschera in bronzo di Napoleone morente (dono del Principe Anatolio Demidoff, pronipote dell’imperatore francese e un calco in bronzo della mano dell’imperatore, dono del Museo parigino “Les Invalides”) infine il Teatro dei Vigilanti. Quest’ultimo in particolare deve la sua vocazione artistica a Napoleone che, una volta giunto sull’isola, decise di ristrutturare e trasformare quella che era stata, nei primi anni del secolo XVII, la Chiesa della Vergine del Carmine – nel 1714 interdetta al culto e in seguito caduta in abbandono –  in un piccolo ma grazioso teatro, luogo di eventi, cultura e spettacolo, che ancora oggi mantiene con successo questa sua destinazione, ospitando ogni anno i nomi più importanti del panorama teatrale e musicale. Dalla Piazzetta Gramsci dove si affaccia il Teatro dei Vigilanti, se proseguiamo in Via Victor Hugo, raggiungiamo in un batter d’occhio il Piazzale De Laugier dove si trova l’omonima ex caserma: oggi un importante Centro Culturale, che ospita, oltre alla Biblioteca e l’Archivio Storico, una notevole raccolta di quadri della Collezione Foresiana. La Pinacoteca, donata nel 1912 alla città di Portoferraio da Mario Foresi (intellettuale antiquario discendente da un’antica famiglia elbana) è un condensato di opere che raffigurano personaggi e luoghi elbani, vedute di città, dipinti settecenteschi e ottocenteschi di argomento sacro e vario. È un susseguirsi di colori, emozioni, immagini del passato immortalate per sempre. Le firme sono quelle di Nomellini, Signorini, Lloyd, Miseri… solo per citarne alcuni! E così la storia di questa Portoferraio che c’era e che c’è, impressa in quelle tele e conservata fra le mura del passato, davvero sembra non avere mai fine.

Le Fortezze Medicee Portoferraio
Forte Falcone, Portoferraio - Ph. Credit Daniele Anichini

Marciana

Da Pomonte a Procchio:
granitiche atmosfere tra costa selvaggia e mondanità

È terra del granito. Questa parte dell’Isola, costantemente baciata dal sole si distingue così. Fatta di massi scultorei che si affacciano sul mare, di rocce bianche e grigie, luccicanti, fin sopra i mille metri, la “testa” dell’Elba che guarda a occidente è una delle parti più affascinanti di tutta l’isola. Rimasti in gran parte lontani dall’eccentrico turbinio della mondanità, in questi luoghi così belli e così veri si respira ancora il sapore di genuinità. Basta dirigersi verso Pomonte, Chiessi e poi ancora La Zanca, Sant’Andrea per rendersene conto. Questi borghi di mare, timidamente adagiati sulla costa rocciosa, hanno mantenuto nel tempo la loro integrità. Lo si percepisce al primo sguardo. Le case, l’una accanto all’altra, formano un paesaggio che sa d’antico. Piccole chiese all’interno si affacciano sulle ridenti piazze fatte di granito anch’esse. È un disegno che si ripete, ma mai identico, con elementi sempre nuovi. Scendendo verso il mare a Pomonte la prima cosa che si scorge è la Corsica. È uno spettacolo. L’acqua è verde intenso e trasparente. Verso destra, la piazzetta del Calello, con elementi in granito lavorato dall’uomo, ed altri più imponenti, lavorati dal vento. Poi a sinistra, superato il ponte, la spiaggia dell’Ogliera, frequentatissima d’estate. Dando uno sguardo tutto intorno, però, il paesaggio cambia, ed è solo macchia mediterranea. Poco più in là alcuni terrazzamenti coltivati a vite, a picco sul mare, preparano all’arrivo nella graziosa Chiessi. Piccole case tipiche con i frontoni all’elbana sono alternate ad altre che sanno di Provenza, con i toni del bianco acceso e del blu. Anche qui il granito lavorato è ovunque, nelle piccole vie che portano al mare, nelle strade inerpicate del paese, sul ponte che si ricongiunge con la strada che forma l’anello occidentale. A Chiessi vive un’atleta tutto elbano che con le sue prodezze si sta facendo conoscere in tutto il mondo. Lui è Pierluigi Costa che insieme all’amico Lionel Cardin ed altri appassionati di mare e natura ha fondato l’Associazione “I Messaggeri del Mare” per portare un messaggio di speranza nelle terre del mediterraneo dove l’ambiente marino e costiero sono più a rischio. È facile incontrare Pierluigi: la sua casa è a pochi passi dalla spiaggia. Ogni giorno, d’estate e d’inverno, nuota nel suo mare e per lui non è solo sport, è qualcosa di più. Un’esperienza unica ogni volta. Come unico è il paesaggio che si respira procedendo verso nord. Patresi incastonata fra verde inteso della macchia e roccia granitica e con il suo faro che guarda verso Capraia, è un piccolo angolo di paradiso. Poco più oltre si giunge sul promontorio di La Zanca e Sant’Andrea. Il mare lo si scorge solo in lontananza. È un punto alto della costa e da qui, quando il vento lo consente, si intravede persino Baratti. Non c’è confusione da queste parti, solo pace e puro relax. Una strada a serpente fra costruzioni antiche e moderne consente di arrivare in basso e la sorpresa per chi non è mai stato qui è tanta. Il mare è color acquamarina, insenature si susseguono l’una con l’altra e il luogo è così suggestivo che è stato scelto anche per le riprese di famosi film contemporanei. Le emozioni che nascono dalla visuale sono incredibili. Diversa invece è la suggestione che si respira procedendo verso Procchio. Arrivando da Marciana, subito dall’alto si impone l’immagine di una lingua di sabbia bianca, lunghissima che si affaccia sul mare verde e blu. I colori sono intensi. Il tramonto è davvero unico. È lunga da percorrere, la seconda per estensione di tutta l’isola. Magica d’inverno, accattivante d’estate con i colori e accesi e il sole intenso che scalda la sabbia. A pochi passi, il “Salotto di Procchio” luogo ideale per ritemprarsi e fare un pò di shopping e nei vicini giardini anche il “Mercato della Terra e del Mare” per la spesa con prodotti a km 0 e dedicarsi al gusto e ai sapori genuini senza trascurare una pò di mondanità.

Marciana e Poggio:
gusto d’antico nell’isola verde

Non esiste soltanto il mare all’Isola d’Elba. C’è un’Elba diversa sopra i 600 metri. È quella parte dell’isola più antica, fatta di storie e leggende, di domini e scorribande, di fortezze e castelli ed anche di tradizioni mai dimenticate. Raggiungendo i paesi collinari di Poggio e Marciana è possibile subito rendersene conto. Lasciati alle spalle il mare e le coste, si respira in breve un’atmosfera del tutto nuova. La vegetazione cambia, accanto alla macchia mediterranea si ergono i primi castagni, l’aria è tersa, profumi ed essenze assumono una connotazione diversa. Pare aria di montagna. Ed anche i borghi sono una sorpresa. Case antiche dal sapore medievale lasciano qua e là spazio a piccoli e grandi campanili. Scale e scalette, viuzze strette sono l’elemento dominante. Accedono a piccole corti, piazzette, fonti, fino a raggiungere l’antica fortezza, luogo oggi di rievocazioni, celebrazioni, eventi e matrimoni. Marciana, che ospita ogni anno feste in costume, sbandieratori ed è anche uno dei paesi più celebri per il suo presepe vivente, è frequentatissima soprattutto dagli amanti del trekking e degli sport all’aria aperta, nonché della buona tavola. Completamente immerso all’interno del Parco Nazionale dell’Arcipelago Toscano, tutto il territorio di Marciana è un susseguirsi di sentieri e percorsi da farsi a piedi o in mountain bike adatti agli sportivi di tutte le età. In mezzo al verde delle sue colline si erge il Santuario della Madonna del Monte, una delle mete più ambite dai pellegrini, ma anche da coloro che vogliono dedicare una giornata a storia e natura insieme, senza trascurare l’attività sportiva. Alle pendici del Monte Capanne un altro percorso degno di nota: il Santuario delle Farfalle. Lungo circa due chilometri è segnato da oltre 50 pannelli che illustrano quasi tutte le specie di farfalle che si possono osservare in questo luogo magico e le principali caratteristiche ambientali e biogeografiche che rendono questo sito così importante per questi animali. Nell’area del Santuario è stata registrata la presenza di circa 50 specie di farfalle, dati che provengono da studi effettuati negli ultimi 120 anni. Alcune di queste specie possono essere nel tempo scomparse per cause antropiche o naturali ed, anche per questo, è un luogo suggestivo che merita di essere visitato. Sono ancora tante le bellezze del territorio marcianese, ma giusto è lasciare spazio ad un elemento che resta comunque di grande interesse per ogni buon turista che si rispetti ed è quello della gastronomia. A Marciana si prediligono cinghiale e cacciagione, ma anche funghi e castagne: i frutti del bosco. Se vi trovate in questi luoghi nel periodo autunnale non perdete l’appuntamento della Sagra della Castagna che di Poggio e Marciana resta l’emblema. Una festa del gusto dove si assaggiano caldarroste sì, ma anche piatti tipici come il castagnaccio. Anche i palati più esigenti non resteranno delusi.

Marciana Marina

La piccola marina della Toscana

Marciana Marina è il più piccolo comune della Toscana con i suoi  1 871 abitanti. Marciana Marina è un antico paese dell’isola d’Elba famoso per il caratteristico Borgo al Cotone, antico villaggio di pescatori, e per la Torre degli Appiani che domina il porto. Il paese è il più in dei sette comuni dell’isola d’Elba per la mondanità e per i suoi prestigiosi eventi culturali tra i quali il Premio Letterario La Tore Isola d’Elba. All’ingresso del porto, la cui prima pietra venne posta il 10 settembre 1911, si trova la Torre degli Appiani le cui origini risalgono presumibilmente al Cinquecento. I primi abitanti del paese, denominato anticamente Marina di Marciana o Marciana Marittima, si sviluppò proprio nel luogo detto Il Cotone (termine locale che significa «grosso masso») presso un porticciolo naturale.  In seguito si ebbe un ulteriore sviluppo urbanistico che dette vita al cosiddetto Vicinato lungo. Nel cuore del paese si trova Piazza Vittorio Emanuele dominata dalla Chiesa di Santa Chiara risalente al 1776. Edifici storici di notevole interesse sono la Villa Spinola che fu sede di un comando della Wehrmacht durante la seconda guerra mondiale e la Villa Leonardi. Nel 1700 Marciana Marina veniva chiamatai la Piccola Marsiglia per la sua importanza portuale e commerciale. Percorrendo la strada provinciale che da Marciana Marina conduce a Procchio è possibile vedere la Spiaggia della Paolina, intitolata a Paolina Bonaparte dall’imprenditore Giuseppe Cacciò. Del secondo dopoguerra sono la Villa Spinelli in località Crocetta, la Villa Albertini, la Villa Del Balzo e la Villa Vannini-Parenti in località Bagno. La costa Marines, partendo da ovest, comprende l’insenatura della Cala, poi la più piccola Caletta, la punta rocciosa della Crestina, la spiaggia della Madonna (così chiamata per la presenza, in cima alla vallata, del Santuario della Madonna del Monte) o Ripa Barata (ossia «costa franata») con la sorgente detta Acqua della Madonna, la punta della Madonna, la punta del Nasuto o punta di Tramontana, la Cala Ginestra e, presso Marciana Marina, la Feniccia. Ad est del paese la riviera comprende punta Nera, punta della Crocetta, lo Schioppo, la Cote Tonda, la Spiaggia del Bagno con la tonnara del XVII secolo e la spiaggia delle Sprizze. Di particolare interesse è anche la località di Redinoce che deriva da Rio della Noce.

 

Lungomare Marciana Marina si trova Borgo al Cotone, una minuscola insenatura naturale, protetta da un grande scoglio granitico e caratterizzata da un agglomerato di case colorate e scalette
Borgo al Cotone, Marciana Marina - Ph. Credit Daniele Anichini

Campo nell'Elba

Marina di Campo: un paese di pescatori dove è forte
l’odore di mare e di sale

Marina di Campo, un nome che di per sé è già un ossimoro, una contraddizione. Mare e Terra non sempre vanno d’accordo. I “campesi” lo hanno sempre saputo considerato che per secoli sono rimasti attaccati alla loro terra, arandola e coltivandola a fatica, trasformandola in uno spettacolare terrazzamento ricoperto di uliveti e vigneti, senza avventurarsi al di là delle colline. Poi il cambiamento, quasi improvviso, con il dopoguerra quando il commercio e il mare sono diventate una risorsa per il sostentamento di tante famiglie.
Gli abitanti di Campo così intrapresero la via del mare, riscoprendosi marinai e grandi navigatori di lungo corso per traversate oceaniche a bordo di avveniristici transatlantici, mentre dalla vicina isola di Ponza alcuni pescatori si trasferirono qui, dando vita al vero mercato del pesce. Da 50 anni Marina di Campo è il paese dei pescatori, un paese dove è forte l’odore di mare e di sale. Se la mattina presto passeggiate per le strade del centro storico, scoprirete la Marina di Campo più genuina. Anziani del paese attendono insieme l’arrivo delle barche, commentando quello che di lì a poco accadrà. Si mescolano idiomi, l’elbano, il ponzese e il siciliano, poiché nessuno, anche se sono passati 50 anni, ha reciso le sue radici. Tutti vogliono essere presenti all’arrivo delle zaccarene, i caratteristici pescherecci ponzesi, che scaricano sul molo casse di dentici, ricciole, pesci spada, naselli, cernie, gallinelle e sardine. È uno spettacolo per tutti.
Quando in paese si diffonde la voce dell’arrivo delle barche, tutti, grandi e piccini, accorrono a vedere.
Capita qualche volta che nelle reti restino impigliati dei pescicani. Marina di Campo, nota anche come la piccola Rimini, è il paese dello shopping, della vita notturna e del turismo giovanile. Oltre a ciò offre bellezze naturali e suggestive come l’enorme spiaggia sabbiosa che la lambisce e che la sera si trasforma in un tripudio di luci. Questo piccolo borgo di mare, dove culture diverse si sono intrecciate e fuse insieme nel tempo, mantiene intatta la sua identità e autenticità. Nella tradizione culinaria locale si può trovare quel cibo divino che viene dal mare: il “pesce fresco”. Sono tanti i ristoranti e le aziende ittituristiche che offrono pesce di giornata per la felicità dei palati più esigenti. Tra i piatti più apprezzati ci sono le acciughe dorate e fritte, il polpo lesso, il pesce al forno con le patate, le aragoste, le gallinelle, i dentici, le ricciole, la granseola, conosciuta in loco come “margherita”, il mitico stoccafisso con patate pinoli e olive, e per finire il cacciucco, una vera prelibatezza. Nel centro storico di Marina di Campo troviamo molti ristoranti e trattorie dove poter gustare piatti tipici locali. Passeggiando sul lungomare verso il centro storico potete fermarvi al Ristorante L’Approdo un caratteristico locale che si affaccia su uno dei panorami più suggestivi della baia campese. Fra un risotto di mare, una schiacciatina calda appena sfornata, ed un’ invitante frittura di paranza, potete pranzare sotto il fresco dei pini oppure godervi un romantico tramonto, gustando le prelibatezze della casa. Non molto lontano, in una delle viuzze della Marina di Campo più antica, si trova il Ristorante Il Cantuccio che offre una cucina variegata e squisita con ricchi antipasti di mare, spaghetti all’aragosta e alle vongole. Se invece vi spingete fino al Porto non potete non salire al Ristorante Kontiki dove, da un’ampia terrazza vista mare, potete ammirare il Golfo di Marina di Campo e scorgere anche all’orizzonte Punta alle Mete e lo Scoglietto della Triglia. Lo chef propone tra i piatti più gustosi gli antipasti di mare e di terra presentati in mille modi diversi. Ottimi anche i primi piatti a base di pesce fresco, tra i quali meritano di essere assaggiati gli spaghetti alla margherita. Se invece preferite cenare in riva al mare, lontano dai rumori del centro abitato, il Paglicce Beach è quello che fa al caso vostro. Piccola cucina a base di pesce fresco e prodotti del territorio, in un ambiente che non potrete dimenticare. Non ci resta che augurarvi una buona permanenza nel paese dove è forte l’odore del mare e del sale.

Storia isola d'Elba, siti storici Isola d'Elba

Capoliveri

Viaggio via mare alla scoperta
di spiagge e coste dai mille colori

Terra di ferro e terra di sole, costa frastagliata dai paesaggi inconsueti. Grigio, rosso, nero e oro brillano e abbagliano sul litorale della costa sud orientale dell’isola che ad ogni anfratto e insenatura nasconde piccoli angoli di paradiso senza eguali. È così che si rivela in tutto il suo fascino il versante dell’Elba che guarda verso Pianosa, Montecristo e Giannutri: rocce scolpite dall’acqua e dal vento, grotte, piccole nicchie nascoste dove trovare rifugio per un bagno di sole e di mare lontano da occhi indiscreti. Luoghi ideali per gli amanti della tranquillità che qui trovano davvero quello che cercano. In questa parte dell’isola, il granito scompare lasciando il posto a roccia di arenaria e pietra lavica che creano sculture magiche e surreali. Questo territorio offre scenari unici che in ogni momento del giorno regalano esperienze ed emozioni diverse. Il nostro viaggio via mare ha inizio dal Golfo di Lacona, prosegue verso i lidi e le piccole insenature del Golfo di Capo di Stella, di Punta Calamita e Punta delle Ripalte, fino ad arrivare alla spiaggia di Naregno. Questo itinerario da percorrere in barca, in canoa o in kayak ci porta alla scoperta di luoghi incredibilmente affascinanti, dove dominano luce, forma e colore. Un viaggio grazie al quale si possono esplorare chilometri di costa selvaggia, sempre accompagnati dallo sguardo vigile di Capoliveri, arroccato sulla collina a dominare il paesaggio. Tutto intorno il blu oltremare delle acque di un litorale che incanta, interrotto da macchie verde smeraldo e azzurro cielo che invogliano ad un bagno lungo e rinfrescante. Partendo dalle acque trasparenti di Lacona ci troviamo di fronte ad una spiaggia dalla sabbia dorata lunga un chilometro, unica per le sorprendenti dune naturali che ospitano gigli di mare e vegetazione spontanea tipica dell’isola, da tempo mèta ambita di ambientalisti ed escursionisti. Lacona, però, non è solo una spiaggia, ma anche una nota località di campagna coltivata, che offre ancora prodotti genuini della terra, è un piccolo centro di vita che nel periodo estivo si trasforma in un luogo  mondano grazie alle numerose residenze per vacanze, ai ristoranti tipici e ai locali notturni. Continuando la navigazione lungo la costa, una volta oltrepassato Capo di Stella, troviamo la spiaggia di Margidore, caratteristica per le sue pietre nere levigate e per non essere mai troppo affollata. È il lido più protetto del Golfo Stella dove coloro che navigano con la barca, grazie ad un piccolo approdo per la nautica da diporto, possono fermarsi, ritemprarsi e progettare nuovi itinerari. Ma le spiagge di Golfo Stella non si esauriscono qui. Poco distanti si trovano infatti alcune fra le più belle insenature di questo straordinario e vario litorale dell’isola. Luoghi che meritano davvero un’escursione. Rinomatissime sono la spiaggia di Acquarilli, molto apprezzata per il fondale cristallino e per alcuni faraglioni e rocce erose che la rendono unica, di Norsi, dalla ghiaia scura, ai cui lati si trovano scogli pieni di grotte dove si possono addentrare coloro che viaggiano in canoa o che amano fare snorkeling, e di Felciaio, una spiaggia di sabbia mista a ghiaia fine,  conosciuta da tutti per la straordinaria bellezza delle due piscine naturali di acqua salata, protette dal vento, divise da massi rocciosi e dai resti di un porto. Questi arenili, dove il contrasto di colori con le trasparenze dell’acqua è così forte da incantare al primo sguardo, via terra si possono raggiungere percorrendo sentieri immersi nella macchia mediterranea che con i suoi profumi ci inebria. Proseguendo lungo la costa si scorgono gli isolotti delle Gemini, apparentemente lontani per chi arriva da ovest. Prima di raggiungerli sono ancora molte le spiagge che meritano di essere visitate: alcune, più mondane e dotate di molti servizi, sono frequentate in gran parte da famiglie, altre sono più appartate e indicate per gli amanti della quiete. Per citarne alcune, tra le più affollate la spiaggia delle Calanchiole, di Morcone e Pareti, tra le più tranquille quelle di Zuccale, Barabarca, Stecchi Uno e Stecchi Due, Madonna delle Grazie e Peducelli.  Tutti angoli di paradiso le cui insenature e i cui fondali ci regalano benessere ed emozioni che rimangono per sempre impresse nella memoria. Raggiunti gli isolotti delle Gemini, che si trovano di fronte alla spiaggia Cala Innamorata, s’intravede un’altra mèta, quella del promontorio del Calamita, un altro mondo affascinante e suggestivo da scoprire. Qui un tempo si procedeva all’estrazione del ferro: un’intera miniera a picco sul mare che ha lasciato tracce quasi romantiche di sé, reperti di architettura industriale che si mescolano ad una natura a tratti selvaggia, a tratti trasformata dal duro lavoro dell’uomo. Sulla costa si scopre la magia dei colori dei lidi di Remaiolo e di Cannello, spiaggia larga e lunga dominata dai gradoni dell’ex miniera, resi rossi dai materiali ferrosi, e caratterizzata nella parte interna da sabbia nera che, attraendo fortemente i raggi del sole, la rende particolarmente calda. Il nostro viaggio continua con un susseguirsi di paesaggi diversi che ci portano alla continua scoperta di scenari unici, quadri dove la storia e la natura si fondono insieme.  Dopo aver costeggiato e oltrepassato Punta delle Ripalte è la volta del Ginepro, due spiagge separate dall’omonima miniera che le sovrasta, dove dimorano numerosissimi gabbiani che le considerano le loro case. Molte altre cale e calette caratterizzano questo litorale: Punta Bianca, Lo Stagnone, La Miniera dei Sassi Neri, per citarne alcune, tutte abitate da “forme di pietra”  e da fantasie cromatiche uniche. Le ultime tappe del nostro itinerario sono Calanova, Straccoligno e Naregno, tre spiagge che guardano il versante longonese, salutando per prime le luci del mattino. Sulla caratteristica spiaggia di Calanova, circondata da macchia mediterranea e da una rigogliosa pineta, si trova un rinomato ristorante raggiungibile anche in barca grazie ad un piccolo molo per la nautica da diporto. Meno isolate e molto indicate per le famiglie, ma sempre immerse in una natura incontaminata, sono le spiagge di Straccoligno e Naregno, dotate di molti servizi ed hotel ospitali per una vacanza all’insegna del relax e della buona cucina.  Molto altro ancora ci sarebbe da dire su questo tratto di costa e di mare dell’Elba, ma per adesso vi consigliamo di iniziare a visitare e a vivere questi affascinanti lidi. Forse non basta una vacanza. L’importante però è che iniziate a farlo!  Siamo certi che non ve ne pentirete!

Borghi Isola d'Elba, il paese collinare di Capoliveri
Notturno, Capoliveri - Ph. Daniele Fiaschi

Porto Azzurro

Un angolo di Spagna nel Tirreno

Un lungo e profondo golfo che guarda ad est. È qui che si trova adagiato l’antico paese di Porto Longone, alias Porto Azzurro. Longone era in realtà il suo nome già nell’alto medioevo, come raccontano atti notarili e carte ufficiali del glorioso impero romano. Ma il destino di questo luogo ameno, chiuso fra le colline e affacciato sul mare, doveva essere quello di subire continue e diverse dominazioni e con esse cambiare spesso anche denominazione. Così, circa trecento anni più tardi (siamo agli inizi del 1600) gli Spagnoli, dopo aver conquistato questo luogo, vi costruirono una possente fortificazione, oggi sede del penitenziario che chiamarono Forte Beneventano. Poco distante un altro imponente capolavoro architettonico, Forte Focardo che fu edificato quale presidio militare. Così gli spagnoli, scesi dalla penisola iberica per conquistare “terra nostra”, quanto poterono, lasciarono per sempre i segni del loro dominio sull’isola. Non a caso quest’epoca verrà ricordata come quella dello Stato dei Presidi. Porto Azzurro trasuda di storia e di segni di questo passaggio. Qui le strade, le piazze, i nomi impressi alle porte d’ingresso delle case più datate del paese, sono testimonianza di questo antico e profondo legame con la Spagna del 1600. Aragona e Rodriguez sono fra i cognomi più diffusi, segno tangibile che il dominio c’è stato e ha lasciato più che un ricordo. Nel cuore del paese i balconi decorati, le finestre incorniciate e quel gusto un pò retrò, hanno il sapore di terre lontane ed epoche passate, ma sempre vive. Anche i luoghi sacri nascondono, gelosi, il loro intimo legame con la storia. La Chiesa di San Giacomo Maggiore ad esempio fu eretta proprio intorno alla metà del ‘600. Lo testimonia un antico dipinto dedicato a Santa Barbara che vi è custodito. Era stata edificata proprio all’epoca del dominio spagnolo e, nei secoli, ha subito numerose modifiche che ne hanno cancellato le sue vere identità. È certo però che fu costruita all’interno dell’antico Forte Beneventano e terminata nel 1656: le lapidi al suo interno dedicate a generali spagnoli ne danno conferma. Anche la piccola Cappella del Sacro Cuore di Maria ci riconduce ad epoche lontane. Al suo interno vi si trova, a scanso di equivoci, l’antico monumento dedicato al celebre generale spagnolo Diego D’Alarcon.

Ma se tutto questo non bastasse a dare il senso di quanto intenso e profondo sia il legame fra Porto Azzurro, i suoi abitanti e la storia e la cultura di Spagna, basta uscire dal centro e incamminarsi verso la campagna, direzione Monserrato, per trovarne tutte le conferme. È qui che troviamo un antico Santuario, copia esatta del più noto Santuario del Monserrat, posto sulle colline non lontane dalla splendida Barcellona. Non si tratta di una coincidenza. Il santuario risale al 1606. Ad ordinarne l’edificazione fu Don José Pons y León (primo governatore spagnolo di Porto Longone) che commissionò anche la copia del quadro della Madonna Nostra Señora Morena, eseguita da autore ignoto a imitazione di quella del Monastero di Montserrat; storia, tradizione, cultura giunte dal passato fino ai nostri giorni e che ancora sono vive e forte in questa parte d’isola. Non si tratta dunque solo di ricordi, né di qualche segno lasciato qua e là e che talvolta torna solo alla memoria. Il dominio spagnolo è stato davvero uno degli elementi più forti della storia dell’Elba e ha condizionato tanto la vita, lo sviluppo della sua terra e della sua gente. Se quanto abbiamo raccontato non è sufficiente a convincere il lettore non possiamo che invitarlo a raggiungere Porto Azzurro, viverlo e conoscerlo perché è un luogo incantevole che saprà catturare e farvi innamorare. I longonesi ben lo sanno e lo custodiscono gelosi: è il loro gioiello, “guai a portaglielo via”!

Rio

La terra dove nasce il sole

Rio nell’Elba, terra di ferro e di sole, è uno scorcio di quest’isola che si snoda sulle colline orientali in quella che si può definire la porta d’ingresso alla Perla del Tirreno. Avvicinandosi all’isola, nel viaggio via mare che vi conduce fino a qui, l’occhio cade inevitabilmente su questa parte della costa, segnata dal mare e dal vento, dove s’intravedono lembi di terra rossa che affiorano nelle tante frastagliate insenature, ancora miracolosamente vergini. Siamo in terra di Rio, un tempo conosciuta come Grassera, antico nome di una città perduta che qui si era insediata e sviluppata. Questa terra, anticamente brulla e selvaggia, conserva ancora in sé una grande ricchezza, quella di un minerale indispensabile: il ferro. Le antiche popolazioni che conquistarono l’Elba (allora “Ilva”) capirono che edificando qui le loro case, avrebbero facilmente estratto, lavorato ed esportato questo prezioso frutto della terra ma anche che, questo, era il luogo adatto per dominare le coste e difendersi da eventuali incursori. Nella più moderna Rio Elba si percepisce tutt’oggi questa essenza. Vicoli, case e piccole piazze mantengono ancora un fortissimo legame con il passato. Il paese, rimasto intatto, è arroccato sulla collina con la sua impronta così squisitamente medievale. Il tempo sembra non essere mai trascorso: nei nomi delle vie, negli antichi lavatoi e nelle chiese. Forse anche per questo Rio è riuscita, così abilmente, a difendersi negli anni dall’invasione continua dei turisti, riuscendo a preservare se stessa e le sue antiche tradizioni. Pur non disdegnando una inevitabile conversione alla prima fonte di ricchezza per l’isola (che dal dopoguerra ad oggi è rappresentata dal turismo) ha saputo dosarne gli effetti, mantenendosi sempre fedele a se stessa. Qua la gente è cordiale per natura ed è forte il senso di appartenenza alla comunità, che non ha mai cessato di presidiare il suo territorio. Rio, e forse per molti questo apparirà una rivelazione, è anche molto altro con il suo mare, le sue coste e spiagge, che sono piccole perle da vivere. Basta dirigersi verso Bagnaia per ammirare un paesaggio d’incanto. L’acqua cristallina, e sempre calma, è raccolta dentro la baia e fa da specchio ad uno scenario unico, immerso nel verde, guardando la Portoferraio antica. A seguire la spiaggia di Zuppignano e quella conosciuta con il nome Le Secche. Poco più avanti, percorrendo una strada costiera e non semplice da trovare, ci si imbatte nella ridente frazione di Nisporto. Alle sue spalle poche case nel verde, di fronte una lunga spiaggia di ciottoli multicolore che, insieme al un limpido mare, invitano ad un tuffo nel blu. Poco distante c’è Nisportino. Un’altra baia piccola e selvaggia riservata agli amanti della tranquillità. Cento metri e poco più di spiaggia dove sassi bianchi e colorati si inseguono ed invitano ad un lungo e rilassante bagno di mare e di sole.
Le calette della Rivercina, dei Mangani e della Cala dell’Inferno, meritano di essere visitate. Qui il caos e la frenesia sono lontani e ci si può abbandonare alla quiete e ad un totale relax. All’orizzonte c’è un “altro mondo”: la costa tirrenica; più vicina, sulla sinistra, la città di Cosimo. Il sole all’alba bacia questa terra spesso battuta dal vento di scirocco che, sulla costa nord dell’isola, significa acqua pulita e trasparente. Ancora un tuffo, un bagno di sale, magari un riposino in riva al mare e del pesce fresco da gustare. In fondo cosa c’è di meglio per essere felici!?

Chiese, Isola d'Elba
Eremo di Santa Caterina, Rio nell'Elba - Ph. Credit Daniele Anichini

L’articolo è stato tratto da articoli scritti per il magazine di promozione turistica Elba Per2 e non solo… negli anni.