TRADIZIONI

Ritorno alle origini

Quando il sapore autentico della cultura locale diventa risorsa di oggi

Elba 1900. Una distesa di terra coltivata.   Colline ricamate da filari di vite arrampicati in successione in un reticolo perfetto di ineguagliabile precisione. Ulivi verdi e rigogliosi, adagiati l’uno accanto all’altro in un continuo incedere, fino all’orizzonte. Terra lavorata, terra ricca, terra sfruttata. Mai arida. Terra dai colori accesi, dalle mille sfumature. Terra rossa, che brilla. A est il ferro “ribolle” dalle profondità sino alla superficie.

Si lavora in miniera. Un duro lavoro che paga poco e fa sudare molto, ma è la sicurezza. Le miniere sono per molti speranza, progresso, futuro. A ovest, la certezza è il granito. Le cave di San Piero, Cavoli, Seccheto e i maestri scalpellini per la sapiente lavorazione. Lastre di granito si caricano sui bastimenti e prendono il largo con le flottiglie locali. Un’altra fonte di sostentamento. L’Elba produce ed esporta. Lo fa da sempre. Barili di vino e olio partono in grandi quantità per lidi lontani, Genova, Civitavecchia. A Portoferraio, la città, lavorano gli altiforni. È l’Elba industriale. Un’isola che ha forza, risorse, ingegno, operosità. Gli elbani lo sanno, ma non fino in fondo. Poi è la guerra. Terre così generose sono ancora la salvezza, per tutti. E un aiuto, grande, lo fornisce anche il mare. Un mare che è anche scenario di guerra, di affondamenti, di assedi, di morte, ma è anche fonte di vita. Un grande bacino da cui attingere senza sosta, senza riserve. Sono gli anni ’50. È il dopoguerra. C’è speranza negli occhi della gente e lavoro, per tutti. Qualcuno decide di partire. Il mare è ancora una volta un’opportunità. Grandi transatlantici, viaggi a “lungo corso”, una nuova era. Ma c’è anche chi arriva e s’inventa un’altra Elba. Nasce l’industria della pesca e, soprattutto, l’industria del turismo.

Cavoli, Isola d'Elba
La spiaggia di Cavoli nei primi del '900 - Ph. Credit Mario Gentini

L’Elba diventa luogo di soggiorno per i più fortunati d’Italia e d’Europa, e luogo della ripresa economica. È la svolta. L’agricoltura non viene abbandonata, ma si trasforma. Sempre meno agricoltori tradizionali, gli elbani diventano imprenditori e fioriscono le primi aziende agricole. Il vino si raffina: diventa doc e docg, si afferma come prodotto di qualità dentro e fuori dall’isola, diventa simbolo del Made in Elba. Insieme fiorisce l’agriturismo per chi ama natura, gusto e bellezza autentica. Cambia il paesaggio. Alle colline aride segnate dal duro lavoro dell’uomo, si sostituiscono la rigogliosa macchia mediterranea, le prime ville e le residenze turistiche. Gli elbani scoprono la ricchezza delle spiagge, delle coste, del mare azzurro che è ora luogo di riposo e di relax. L’Elba continua a produrre: instancabile, irrefrenabile. Nascono le “grandi intuizioni” e si assiste, dopo il boom economico, al ritorno lento, graduale e consapevole alle origini. L’Elba e i suoi produttori scoprono il valore dell’enogastronomia locale. Si affaccia l’era della cultura “Slow”. A Procchio, località turistica di pregio, si apre il primo “Mercato della Terra e del Mare”. Gli unici prodotti venduti sono quelli propri dell’Elba. Verdure e frutta da agricoltura biologica, pesce pescato nel mare dell’isola e dell’Arcipelago Toscano, ma anche i dolci della tradizione fatti con le ricette autentiche, raffinato miele delle operose api elbane da abbinare a sublimi formaggi di pecora di produzione locale. Perché sì, oggi negli anni 2000, all’Elba la pastorizia è una realtà. C’è la famiglia di pastori d’origine sarda che conserva la tradizione tramandata di padre in figlio e c’è anche chi, fresco di laurea, ha scelto di dedicarsi a questo antico mestiere, mettendo a punto le proprie conoscenze per reinventarsi un lavoro a contatto con la natura. Ma c’è anche l’Elba “del barattolo”. Quella prodotta e confezionata da gustare dopo, una volta tornati a casa al finire di una vacanza al mare.

Andare alla scoperta delle tradizioni dell'isola d'Elba
Ape che impollina un fiore - Ph. Credit Daniele Anichini

I cibi sono sempre espressione della cultura locale, della genuinità, ricavati da prodotti locali e realizzati in aziende artigianali sul posto, sull’isola. Lo stoccafisso alle riese, con olive, pinoli e pomodoro, così, è già pronto da gustare, come la “sburrita”, fatta col baccalà. E questi piatti di “casa nostra” diventano delizie da assaporare anche oltre oceano. Ma c’è molto, molto di più. Piccoli produttori provano a “catturare” nel vetro il sapore della frutta locale. Nascono le marmellate dai sapori inconfondibili di corbezzolo, more, fichi, mandorle e noci, ma anche di limoni, cachi, susine, albicocche, profumati di nepitella, rosmarino, uvetta, talvolta misti a carota, zucca e cipolla… Si riscopre il gusto delle conserve da abbinare a formaggi, carni, verdure… Si mescolano sapori, usanze, aromi. Nascono i liquori dell’Elba. Non più prelibatezza per pochi, realizzata nella vecchia cantina di famiglia, ma bontà che tutti possono gustare. Si produce anche la birra dell’Elba, frutto di una sapiente lavorazione artigianale. Compare anche la prima “caramella” Made in Elba con otto gusti, ciascuno per ogni comune dell’isola e con l’aroma intenso delle essenze del mediterraneo. Si ritorna a lavorare la terra. Giovani e sempre più spesso donne laureate, decidono di investire energie e risorse nell’agricoltura e nell’agriturismo. È un’Elba nuova che guarda al futuro senza dimenticare il passato. Si applicano metodi produttivi moderni nel rispetto dell’ambiente. Si offrono pacchetti soggiorno che siano anche insegnamento alla cultura locale e alla riscoperta della terra. La vacanza si trasforma e diventa esperienza didattica: turismo e cultura. Ed anche la cultura degli elbani è cambiata. Tutto dopo un secolo si è trasformato, tutto dopo 100 anni è ancora più fortemente elbano di quanto non fosse nel passato. Ora più che mai c’è la consapevolezza che “le radici” sono il futuro e gli elbani guardano con fiducia a quel futuro non dimenticando chi sono, da dove vengono e ancora di più, dove vogliono andare.

L’articolo è stato scritto da Lucia Soppelsa, nel 2014 Direttore Responsabile di  Elba Per2, per il magazine di promozione turistica Elba Per2 e non solo… Edizione 2014.

Eventi e ricorrenze

L’isola d’Elba è una terra ricca di tradizioni, storie e leggende. Gli antichi borghi che la animano, isolati tra di loro per lunghi periodi, hanno mantenuto nel tempo le loro usanze conservando la loro identità e proprio per questo luoghi unici e ricchi di fascino. L’isola non rappresenta solo una realtà geografica, ma un mondo a sé! Un vero microcosmo che non finisce mai di stupirci per la sua “diversità”. Su questo lembo di terra l’attaccamento alle proprie radici si fa sentire forte così come la necessità di salvaguardare le tradizioni, sapientemente tramandate di padre in figlio, e spesso legate alla realtà rurale. Non a caso molti giovani isolani, spinti dall’amore per la propria terra, hanno scelto di rimanere sulla “propria” isola per portare avanti, con tanta tenacia e sacrificio, il duro lavoro dei campi e delle vigne ereditato dai “vecchi”. Tanta fatica ma anche grandi soddisfazioni rese possibili grazie alla realizzazione di vini da tavola e passiti di alta qualità, come l’Aleatico, prodotto conosciuto in tutto il mondo. Alle donne invece va il merito di aver tramandato di madre in figlia i segreti e le ricette di piatti spesso “poveri”, ma realizzati con prodotti genuini e proprio per questo ricchi di bontà e profumi! Ogni piccolo borgo custodisce con gelosia una sua ricetta, spesso legata ad una storia. Ne sono testimonianza la schiaccia briaca riese, la schiaccia briaca capoliverese, il corollo originario di San Piero, la schiacciunta tipica del Poggio. I dolci, da sempre, sono simbolo di condivisione, accoglienza e feste. Tante sono le ricorrenze che tutt’oggi si continuano a celebrare. Per citarne alcune, la Festa della Sportella, usanza molto antica che viene celebrata ogni lunedì di Pasqua a Rio nell’Elba, nel prato antistante l’Eremo di Santa Caterina. Nel passato un giovanotto, la mattina della Domenica delle Palme, faceva pervenire alla fanciulla amata un cesto adorno di fiori con al centro il ceremito, pane raffigurante la sessualità maschile; se la ragazza gradiva il gesto e quindi la dichiarazione d’amore, il giorno di Pasqua contraccambiava facendoli recapitare una sportella infiocchettata e benedetta. La sportella, il cui impasto è molto simile a quello della schiaccia pasquale, ha la forma di organo genitale femminile con al centro un uovo, segno antico e pagano di fertilità. Un’altra antica usanza è la Festa del Maggio Campese, un tradizionale rito romantico in cui l’innamorato canta una serenata alla propria amata che si deve maritare. L’evento si svolge in due momenti, la notte del 30 aprile durante la quale le fanciulle, nell’attesa dell’arrivo del nuovo mese, ripetono i riti della primavera e dell’amore ed il 1 maggio. La tradizione vuole che la serenata abbia inizio allo scoccare della mezzanotte. I cantori muniti di sax, chitarre e fisarmoniche, cantano e suonano per l’intera nottata sotto i balconi e le finestre delle giovani fanciulle. Come da usanza, quando le voci si fanno un poco stanche due sorsate di vino elbano serviranno a rischiarare le corde vocali… A Capoliveri, ogni anno nella domenica che precede la Pentecoste, si celebra la Festa del Cavatore. Per l’occasione un gruppo di uomini vestiti da cavatori, muniti di convio (un pasto frugale), all’alba percorre le vie del paese intonando la “romanza del cavatore” Con questa ricorrenza si richiama alla memoria il duro lavoro nelle miniere degli “omini della vena” ovvero, minatori, cavatori, picchiettai e carrettai. Per ricordare i caduti sul lavoro viene celebrata una messa solenne e organizzata una visita guidata all’interno della Miniera del Ginevro. Questo giorno non è solo di commemorazione ma anche di festa, infatti lungo i chiassi, le vie dell’antico borgo, si possono gustare quelli che un tempo erano i “piatti tipici del cavatore,” mentre la banda del paese fa da sottofondo. Inoltre per l’occasione sono aperti tutti i musei locali. Più recente, ma non per questo meno suggestiva e folcloristica, la Festa dell’uva, che si tiene anch’essa nello splendido borgo di Capoliveri, rappresenta da tempo, la prima domenica di ottobre, un appuntamento fisso. L’evento che ogni anno richiama a sé migliaia di turisti e abitanti da tutta l’isola e non solo… consiste in una sfida, con una serie di giochi – la corsa con i tinelli (corsa attraverso i vicoli del paese con i tinelli pieni d’uva), la corsa con le botti (corsa in salita per circa 400 metri, con botti spinte da due concorrenti), la “acciaccatura dell’uva” (gara disputata tra due ragazzine, a chi pigia più uva nel minor tempo possibile), ed il gioco chiamato mangi l’uva (un ragazzino con le mani legate, deve mangiare più uva nel minor tempo) – tra i quattro Rioni del Baluardo, della Fortezza, del Fosso e della Torre. Simbolo e premio della festa è il Bacco (statua alta più di 2 metri realizzata dal maestro Antonio Cerica di Viterbo), che verrà assegnato al Rione vincitore e da esso custodito sino all’edizione successiva. Per l’occasione il paese si “veste” d’antico catapultando il viaggiatore in una dimensione lontana dal tempo e dalla modernità. Si riaprono le vecchie cantine dove ci si può rifocillare con un buon bicchiere di vino, e gustare antichi piatti della tradizione elbana, la musica tiene compagnia e passeggiando lungo i rioni non è raro imbattersi in un piccolo gregge di caprette o anche in un mulo… Sempre a Capoliveri si svolge la leggendaria Festa dell’Innamorata legata ad una triste storia d’amore. Da secoli un corteo storico accompagnato da sbandieratori, rulli di tamburo e “musicanti”, la notte del 14 luglio, percorre a piedi le vie del paese fino a raggiungere la spiaggia dell’Innamorata che, illuminata dalle fiaccole, offre al turista uno scenario unico e suggestivo. Su questo sfondo si tiene la sfida tra gli equipaggi dei quattro Rioni. Ogni equipaggio è capitanato da un vecchio pescatore il “Capo rione” e affiancato da un giovane che ne porta la bandiera. Non appena un razzo rosso illumina il cielo, le barche si avvicinano allo scoglio della Ciarpa dove i timonieri si tuffano per recuperare dal mare la sciarpa di Maria, la giovane fanciulla che, come racconta la storia, si gettò dalla scogliera per raggiungere il suo amato Lorenzo rapito dai corsari e poi gettato nel mare. Purtroppo il mare restituirà solo il suo scialle. Ma gli eventi continuano anche in bassa stagione. L’autunno è il mese delle castagne e quali luoghi migliori se non gli antichi borghi di Marciana e Poggio, arroccati sulle pendici del Monte Capanne, per celebrare la Festa della Castagna? Questa manifestazione, che si tiene nelle ultime 2 domeniche di ottobre, da oltre trent’anni, richiama a sé migliaia di persone. Per l’occasione i due paesi si “vestono” a festa, gruppi di musicisti accorrono da tutta l’isola e lungo i vicoli e le piazzette si allestiscono stand enogastronomici che ripropongono i piatti, rigorosamente tutti a base di castagne, della tradizione elbana. Il paese è tutto in fermento! Le donne con cura e dedizione, preparano a mano tagliatelle, polenta, dolci, castagnaccio… Naturalmente non possono mancare le caldarroste rigorosamente accompagnate da un buon bicchiere di vino rosso. Altro appuntamento assolutamente da non perdere è il Palio degli Asini che si svolge ogni anno, il 6 gennaio, nelle vie del centro storico di Rio Marina con la partecipazione alla gara di tutti i comuni dell’isola. Il giorno prima della competizione ad ogni municipio viene assegnato, mediante estrazione, il fantino dopodiché si passerà alla benedizione degli asini. Il giorno seguente terminata la gara, la festa prosegue con l’arrivo della Befana che, dopo aver distribuito i suoi dolci, a fine serata sarà condotta al rogo e bruciata. Durante la festa accompagnata da musica, si svolgono gare sportive per grandi e piccini e si disputa il “trofeo della Schiaccia”. Nella vicina Rio nell’Elba, nel mese di agosto, viene disputata la Gara dei Barroccini, un evento divertente e spettacolare, unico nel suo genere, anch’esso accompagnato da musica, grigliate e birra. Più recente è il Palio umoristico dei Somari che si svolge sulla splendida spiaggia di Marina di Campo. Molti altri sono gli appuntamenti isolani. Un mare di Sapori, presidio Slow Food, è un’importante rassegna enogastronomica che da molti anni, nel mese di maggio, rappresenta un appuntamento fisso a Marciana Marina; oltre alla degustazione di prodotti delle migliori ditte locali e nazionali si ha la possibilità di assistere ai vari laboratori del gusto. A seguire la Sagra del Totano, l’Elba Chocolat Aleaticando a Marina di Campo nei mesi di novembre e dicembre, la Sagra del Cinghiale a Rio Marina nel mese di dicembre… E’ il caso di dire che l’Elba è un’isola ricca di tradizioni e ricorrenze tenacemente portate avanti dagli isolani, affinché la memoria storica di questa splendida terra non vada persa.

L’articolo è stato scritto da Alessandra Tozzi,  vice Direttore Editoriale di Elba Per2 e non solo…, per il portale di promozione turistica Elba Per2 e non solo…

Ceremito e Sportella, dolci tipici del versante minerario orientale

CEREMITO E SPORTELLA