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16 Febbraio 2026Le “architetture della luce”
In un mondo dove il GPS impera, la geolocalizzazione si impone in ogni nostra più semplice azione quotidiana. Loro ci sono sempre… a guidarci, assisterci, confortarci ed anche a farci sognare. Da oltre 2 millenni i fari illuminano le tenebre da quando, nel 300 a.C., il Faro di Alessandria, considerato una delle sette meraviglie del mondo, iniziò a guidare i naviganti. Nell’immaginario collettivo sono nel cuore di tutti, dalla gente di mare alla gente di montagna. Tutti sono colpiti da queste «architetture della luce, battute dal vento, colpite dal mare, prosciugate dal sole…» come riportato sul poster dei “Fari dell’Arcipelago Toscano”, realizzato dall’allora Comunità Montana dell’Arcipelago Toscano ed oggi introvabile.
La ricchezza dell’Arcipelago Toscano è costituita anche da queste “architetture della luce” e dalla storia di uomini, in alcuni casi veramente dura, che per garantire la sicurezza in mare hanno vissuto in contesti oggi impensabili, come i faristi che prestavano servizio allo Scoglio d’Africa o Africhella. È dalla metà del XIX secolo che la loro luce è presente su tutte le Isole e alcuni isolotti minori, ad esclusione dell’isola di Montecristo, luce che ha guidato generazioni di naviganti, garantendo sicurezza al traffico marittimo grazie al sacrificio di fanalisti e, in alcuni casi, anche delle loro famiglie per le condizioni di lavoro caratterizzate da isolamento, solitudine e lunghe notti di veglia, con la vita scandita da rigidi ritmi di servizio e dalla necessità di mantenere il faro sempre funzionante, soprattutto quando le condizioni atmosferiche erano sfavorevoli, aggravate, in molti casi, anche dall’isolamento e dalle difficoltà ad avere un regolare contatto con il mondo esterno, anche per gli approvvigionamenti più banali. Ma come sono diverse le Isole, così erano diverse le situazioni caratterizzanti i vari fari a partire dai 2 dell’isola di Gorgona, Cala Maestra e Cala Scirocco, oppure il Faro di Punta Ferraione a Capraia Isola, per quanto riguarda le isole poste a Nord dell’Elba e a Sud i Fari del Fenaio e di Capel Rosso, rispettivamente a settentrione e meridione all’isola del Giglio da cui dipende amministrativamente anche Giannutri, l’isola più meridionale dell’Arcipelago, anch’essa con il suo faro. L’Elba fa la parte del leone con i fari di Forte Stella, Forte Focardo, Capo Poro, Punta Polveraia oltre all’isola di Pianosa, frazione di Campo nell’Elba, agli isolotti minori dello Scoglietto e Palmaiola e ad un minuscolo isolotto, detto Scoglio d’Africa o Africhella, dipendente dal Comune di Portoferraio di poco più di mille mq, con una quota massima di tre metri di altezza, posto a sud di Pianosa.
Gli estremi di vivibilità di un farista, quando i fari erano presidiati, si riscontravano in due “architetture della luce” ricadenti nel Comune di Portoferraio: il Faro di Forte Stella, posto sulla cinquecentesca cinta muraria della cittadina, in diretto contatto con il centro storico e il Faro dell’Africhella, dove i turni di guardia, effettuati in coppia, in totale isolamento e spazi ridottissimi, mettevano a dura prova la coabitazione dei due faristi, l’avvicendamento dei turni fortemente condizionati dalle condizioni meteo che portavano, per impossibilità di collegamenti anche all’esaurimento delle scorte… Qui, quando andava bene, si mangiava pane “secco” quando il farista del Forte Stella poteva comprarlo fresco a poche centinaia di metri. Oggi il mondo dei fari è completamente cambiato con la rivoluzione tecnologica. I fari non sono più presidiati, ma automatizzati e controllati da remoto per verificarne il corretto funzionamento ed eventualmente, intervenire con il ripristino anche di alcune funzioni. La tecnologia pur garantendo con ottimi risultati il funzionamento dei fari, senza gli indescrivibili sacrifici sopportati dai faristi operanti, in alcuni casi, ai confini della realtà, non ha potuto però eliminare totalmente l’uomo, indispensabile comunque per vigilare, verificare e controllare periodicamente tutte le strutture attive, sia i tradizionali fari che i segnalamenti. Anche in questo nuovo mondo ci troviamo di fronte ad una rivoluzione, addirittura colorata di rosa. Non più rudi uomini con la barba incolta e le mani callose, ma una donna, Francesca Fabrizi, attiva dall’Elba allo Scoglio d’Africa la quale
aveva fatto una scelta di vita entrando nel Corpo Forestale dello Stato, scegliendo il verde della natura “smarrito” con lo scioglimento del Corpo Forestale dello Stato oggi Carabinieri Forestali, ma che ha avuto l’opportunità di immergersi nel profondo blu nel nostro mare con una forte motivazione che va ben oltre l’ambiente naturale dove opera e grazie all’impegno quotidiano concorre anche a garantire un efficiente servizio per salvaguardare la vita in mare.
Nel 2019 la magia esercitata dal Faro del Forte Stella ha coinvolto anche l’allora Capitano di Fregata Agostino Petrillo, dal 2023 Capitano di Vascello, che appena assunto il Comando della Capitaneria di Porto, distante poche centinaia di metri dal faro di Portoferraio, resosi conto che la Capitaneria non aveva un Crest[1] ufficiale ha avviato la pratica per dotare la sede elbana di un Crest regolarmente approvato, nel rispetto della normativa.
Da ricordare che il Faro del Forte Stella, tra i più antichi d’Italia dopo la Lanterna di Genova e il Faro di Livorno, fu fatto costruire nel 1788 dal Granduca di Toscana Pietro Leopoldo sulla punta di Grecale all’ingresso della grande e protetta rada di Portoferraio, sede della Capitaneria, che dette modo all’Ammiraglio Orazio Nelson di relazionare «[…]tutti gli uomini e i vascelli […] sono sicuri a Portoferraio, che per la sua ampiezza è il porto più sicuro al mondo.»
A celebrare l’importante opera fu apposta sul faro una lapide della quale la frase d’incipit recita: Navigantium saluti/rei Mercatorie Adjumento (per la salvezza dei naviganti e per lo sviluppo del commercio) come era scritto nell’antico e primo faro al mondo, costruito nell’isola davanti al porto di Alessandria d’Egitto: Pharos. (Dal nome di quest’Isola ebbe etimologicamente origine il nome di “faro” in molte lingue neolatine).
Con questi riferimenti il C.te Petrillo ha proposto per l’adozione del Crest, il motto Navigantium saluti/rei Mercatorie Adjumento che, oltre ad essere il motto del primo faro al mondo e inciso su una lapide apposta sul faro di Portoferraio, esalta lo spirito proprio della Capitaneria di Porto che, oggi, con la sua attività istituzionale opera per “la salvezza dei naviganti e per lo sviluppo del commercio”, proprio come il Faro di Alessandria d’Egitto, faceva già nel 300 a.C., suggellando così oltre due millenni di storia. Lo Stato Maggiore della Marina, nel marzo del 2021, comunica ufficialmente l’avvenuta approvazione del motto e dello stemma che riporta il faro del Forte Stella del Crest, riprodotto qui in anteprima che oltre ad essere uno dei fari più vecchi d’Italia, si rinnova come portavoce delle “architetture della luce” contro il cui fascino il tempo nulla può.
[1] Il Crest nel linguaggio militare italiano è una riproduzione in ottone o bronzo dello “stemma araldico” di un reparto militare. Lo stemma è posto su una targa in legno a forma di scudo e l’oggetto viene utilizzato come ricordo di un Ente o di una Nave. Solitamente è donato come ricordo a personalità in visita al Corpo o a una Nave. Il C.te Petrillo, poco dopo aver assunto il Comando a Portoferraio ed aver incaricato l’Arch. Mario Ferrari dello studio per il Crest, avanza istanza allo Stato Maggiore della Marina-Ufficio Storico Marina Militare in questi termini: «Si trasmette, in allegato, con richiesta di voler valutare l’eventuale rilascio della relativa autorizzazione per l’assegnazione a questa Capitaneria di Porto, la bozza del Crest, comprendente il Motto. Riferendo doverosamente che al momento non ha assegnato un Crest ed un Motto. La presente proposta è frutto di un lavoro di ricerca storica condotto da un gruppo di lavoro interno con la preziosa collaborazione e consulenza tecnica esterna, fornita spontaneamente, dell’Arch. Mario Ferrari, Sindaco emerito di Portoferraio, saggista ed esperto di Storia Elbana.» In tempi rapidi lo Stato Maggiore della Marina approva ed assegna l’Emblema alla Capitaneria di Porto.
L’articolo, pubblicato nel magazine di promozione turistica Elba Per2 e non solo… Edizione 2025/2026, è stato scritto da Mario Ferrari, ex sindaco del Comune di Portoferraio e autore di varie pubblicazioni.



