Jean François Revel, scrittore, giornalista e filosofo francese (1924-2006) nel volume 3000 anni a tavola, uscito nel 1980, si distingue da tutti gli altri autori di libri sulla cucina perché il suo testo va oltre il ‘libro di cucina’: è un viaggio culturale nella gastronomia di tutti i tempi, un percorso nel gusto e nella sensibilità gastronomica, dove la cultura orchestra il susseguirsi dei piatti. La vera cultura di un popolo la si trova su quella piccola isola che è la tavola e se la tavola si trova su una ‘vera isola’ bisogna ripartire con ricerche, sperimentazioni, recupero di antiche tradizioni per ricreare gusti e antichi sapori così da risvegliare sensi assopiti: la valorizzazione di piatti tipici, fra tradizione e dotta cultura, offre all’ospite curiosità aggiuntive rispetto a quella competenza del territorio dell’Isola conosciuta nel mondo per l’ambiente naturale ed i suoi minerali. Ritrovarsi con “le gambe sotto la tavola” può essere molto di più che soddisfare un’esigenza primaria connaturata, molto di più che socializzare con veraci isolani, molto di più che divertirsi in straordinari abbinamenti dove colori, forme ed aromi dei cibi ripropongono quelli della terra, del mare e dei profumi mediterranei. L’essere Isola, oltre a costituire una caratteristica geografica ben definita, racchiude un infinito insieme di valori, sensazioni ma anche difficoltà insite in quella che è la peculiarità più tangibile di questi piccoli territori: non essere neanche un’appendice della terraferma, ma un “coriandolo” assediato dall’acqua che a volte sembra voler inghiottire, accentuando questo isolamento, molto più forte nel passato, così da formare un microcosmo dal quale si deve trarre tutto quello che la vita richiede. La valorizzazione e l’esaltazione delle nostre risorse rafforzano la nostra identità che dobbiamo far conoscere al mondo, un’identità di radici isolane che deve offrire, a chi non ha avuto pari opportunità, un patrimonio fatto di una natura talvolta selvaggia ma densa di suggerimenti per ritrovarsi in equilibrio tra idealismo e quotidianità.