
SPOSARSI ALL’ELBA…
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16 Febbraio 2026La rinascita della Valle dei Mulini e il progetto dello Chef Felice Sapio
La meraviglia dell'acqua
C’è una valle tra i paesi di Rio nell’Elba e Rio Marina dove una sorgente chiamata Sorgente dei Canali, ha permesso nei secoli lo sviluppo di un’agricoltura fiorente grazie all’estrema ricchezza della portata d’acqua. Fino agli anni ’50 del secolo scorso la vallata ospitava 22 mulini ad acqua e questo garantiva all’Elba l’autosufficienza nella produzione di farine. Oltre ai mulini, nella valle, c’erano orti e agrumeti. Il sistema d’irrigazione era così avanzato da essere un perfetto esempio di agricoltura sostenibile ante litteram. C’è una valle tra i paesi di Rio nell’Elba e Rio Marina dove una sorgente chiamata Sorgente dei Canali, ha permesso nei secoli lo sviluppo di un’agricoltura fiorente grazie all’estrema ricchezza della portata d’acqua. Fino agli anni ’50 del secolo scorso la vallata ospitava 22 mulini ad acqua e questo garantiva all’Elba l’autosufficienza nella produzione di farine. Oltre ai mulini, nella valle, c’erano orti e agrumeti. Il sistema d’irrigazione era così avanzato da essere un perfetto esempio di agricoltura sostenibile ante litteram. La mia famiglia era proprietaria di una di queste cosiddette “campagne”, cioè più appezzamenti, una vasca di raccolta ed
una piccola costruzione di servizio. Era un “hobby” straordinario coltivare ad orto questi terreni che, con una semplice movimentazione dell’acqua dalla vasca di raccolta, venivano irrigati senza nessuno sforzo; bastava, come diceva mia mamma, “girare l’acqua” facendola scorrere liberamente a ridosso delle coltivazioni. I frutti erano copiosi e bellissimi. Il pescheto del vicino, ricordo fornisse abbondantemente il mercato del paese di Rio Marina. Nei primi anni ’90 del secolo scorso un’importante azienda farmaceutica cercò di acquisire la zona, data la sua peculiarità, per costruirci il suo più grande stabilimento. Dopo aver cercato invano di ottenerne l’esproprio per pubblica utilità, gettando nella disperazione i proprietari, provò con l’acquisto offrendo loro ingenti somme. Anche questo tentativo fu un fallimento, data la tenacia dei contadini nel difendere la zona per mantenerla integra. In quegli anni, il professor Piero Pierotti, docente di storia dell’urbanistica all’Università di Pisa ha studiato il sito e raccolto i dati in una pubblicazione dal titolo La Valle dei Mulini (1993, Pacini Editore). In questo volume si trovano censiti i mulini ormai abbandonati, i magazzini, le vasche di raccolta e tutti i manufatti del luogo. In quegli anni fu anche predisposto un piano di recupero di tutta la zona, che però non fu mai attuato. Oggi, grazie all’interessamento dello Chef Felice Sapio, c’è il tentativo di riprendere quel progetto non solo per restaurare e rendere funzionante almeno un mulino, ma per restituire alla valle la sua vocazione agricola. I pilastri principali del progetto sono: la riqualificazione agricola con grani antichi, ortaggi e alberi autoctoni; il restauro del Mulino Paoli per macinare il grano, in particolare la varietà detta Biancolino per produrre farina a km 0, creando così un distretto agroalimentare per lavorare le materie prime locali. Inoltre serve regimentare l’acqua per un’irrigazione di precisione e cercare di mitigare i danni recati alle colture dagli ungulati.
Intervista a Felice Sapio
Chef Felice, ci racconti del progetto denominato Assapora. È un laboratorio artigianale, un progetto culturale o un’idea di valorizzazione del territorio? «Assapora è tutto questo insieme. È un laboratorio artigianale dove trasformiamo i prodotti della terra elbana con metodi naturali, senza additivi chimici. Produciamo farine da grani antichi, dolci tradizionali, confetture, salse e conserve, ma il nostro obiettivo è più ampio: vogliamo recuperare le tradizioni alimentari dell’Isola e creare un modello di filiera corta sostenibile.» Come nasce questa passione per le tradizioni gastronomiche? «Credo che la cucina non sia solo preparazione di piatti, ma memoria e identità. Ho intervistato anziani dell’Isola per ricostruire ricette e metodi di conservazione usati in passato. Così è nata la nostra “Dispensa Elbana”, una selezione di prodotti tipici che vanno dai dolci come la Schiaccia Briaca Riese, la Sportella e il Cirimitolo, fino alle conserve come la Salsa Battiscarpa, le zucchine marinate e il Gurguglione. Questi prodotti raccontano la vita contadina di un tempo e il nostro obiettivo è farli rivivere.» L’attenzione per le tradizioni passa anche dagli ingredienti. È per questo che ha deciso di riportare il grano Biancolino sull’Elba? «Esattamente. Il grano Biancolino è una varietà antica, coltivata sull’Isola già in epoca etrusca e romana. È un grano bianco mutico, senza reste, di altissima qualità, ma è andato perduto nel tempo. Ho ritrovato semi simili in Piemonte e in Basilicata, e nel 2022 ho iniziato a riprodurlo con 500 grammi di semi, fino ad arrivare oggi a 350 kg di raccolto.»
Dove viene coltivato oggi? «Nei campi sperimentali di Assapora, ma soprattutto nei campi della Valle dei Mulini, vicino al Mulino Paoli, che stiamo recuperando. L’obiettivo è riportare questo grano alla sua terra d’origine e usarlo per farine, pane e dolci tipici.» Oltre ai cereali, parliamo di frutta, dell’orto e della produzione agricola. Quali sono i prodotti coltivati? «L’idea è di creare un orto sinergico con varietà tradizionali dell’Isola, senza uso di pesticidi o fertilizzanti chimici. Coltivare ortaggi antichi come il pomodoro “insertato” tondo, il ciliegino, la cipolla di Patresi e della Zanca, il fagiolo del Miracolo di Campo, il cavolo nero, ma anche erbe aromatiche spontanee come la nepitella, il finocchietto selvatico e il timo. Realizzare inoltre frutteti, aranceti, limonaie e ficheti, coltivati da sempre negli orti di Rio. Vorrei ricordare i report della Scuola Superiore Sant’Anna dell’Università di Pisa, a cura del Prof. Agostino Stefani e l’Orto dei Semplici di Santa Caterina e la Banca Come si collegano questi prodotti alla vostra cosiddetta “Dispensa Elbana”?del Germoplasma nella Casa del Parco di Rio nell’Elba.» Come si collegano questi prodotti alla vostra cosiddetta “Dispensa Elbana”? «Gran parte della produzione viene garantita dai coltivatori custodi, riconosciuti dalla Regione Toscana e dal PNAT (Parco Nazionale Arcipelago Toscano) e trasformata in conserve, sott’oli e salamoia, proprio come si faceva un tempo. Ad esempio, prepariamo le zucchine marinate all’aglio e menta, le melanzane alla riese, il Gurguglione, i fagiolini al pomodoro e la Salsa Battiscarpa, un condimento tradizionale a base di pomodoro, aglio e nipitella o nepitella.»
Quindi il mulino tornerà a produrre farina? «Esatto! L’idea è di farlo funzionare come un tempo, sfruttando l’energia dell’acqua. Sarà un modello di sostenibilità e tradizione, permettendo la produzione di farine naturali, macinate a pietra, con un sistema a basso impatto ambientale.» Questo progetto ha anche una valenza turistica? «Certamente. Vogliamo creare un percorso turistico che parta dal mare, risalga i bottacci (le vasche di raccolta dell’acqua), attraversi i mulini e arrivi alla sorgente di Rio. I visitatori potranno scoprire la storia della valle, degustare prodotti tipici e partecipare a laboratori di panificazione e cucina tradizionale.» Quali saranno i prossimi passi?n «Stiamo costituendo il “Consorzio Valle dei Mulini”, che riunirà agricoltori, proprietari terrieri e aziende locali. Parallelamente, lanceremo una campagna di crowdfunding per finanziare il recupero del mulino.» Per chi volesse sostenere l’iniziativa, come può farlo? Seguendo Assapora e il Progetto Valle dei Mulini sui nostri canali social, partecipando agli eventi e acquistando prodotti locali, perché ogni scelta può fare la differenza!» Grazie Chef Felice per questo interessante progetto che unisce passato e futuro! «Grazie a voi! L’Isola d’Elba ha ancora tante storie da raccontare.»
L’articolo, pubblicato nel magazine di promozione turistica Elba Per2 e non solo… Edizione 2025/2026, è stato scritto da Doriana Castaldi.



