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27 Febbraio 2026La mia Vita negli Archivi
La mia passione per gli Archivi è nata tanti anni fa mentre nell’Archivio Storico comunale di Portoferraio, compilavo la Tesi di Laurea sui “Consolati del Mare”, affascinanti documenti cinquecenteschi, esempi d’ordinamento giuridico marittimo, costituiti da resoconti di viaggi resi avventurosi da tutta una serie di pericoli: dalle tempeste alle secche affioranti e agli assalti dei corsari. Mentre, con grande difficoltà decifravo arcaiche e distorte grafie e inventavo schemi per elaborare i dati che estraevo dalla lettura, ritornavano nella mia mente le parole di mia madre che ricordava a noi bambini l’incontro quotidiano di nostro padre con le grandi onde dell’oceano, con gli uragani dei Tropici e con la furia del mare sulle coste della Terra del Fuoco. Leggere nei documenti d’Archivio quelle testimonianze è
stato come vedere i miei antenati marinai lottare contro gli elementi della natura. È stato come incontrare una folla di persone rimaste cristallizzate in un letargo durato centinaia di anni. Ho immediatamente avvertito che tutte quelle vite meritavano di non rimanere nell’oblio, se non altro per l’immane fatica che avevano fatto a sopravvivere nelle condizioni proibitive che la loro epoca e la loro condizione imponeva. Questo sentimento, questa pietas verso la mia gente, mi ha dato l’impulso per continuare a lavorare in questo settore tanto bello quanto difficile. E questo sentimento è stato affiancato dalla profonda convinzione che la Storia consista nella Memoria dell’operato delle persone di ogni estrazione e funzione sociale che, con il loro apporto personale, contribuiscono alla più generale evoluzione umana. Per questo penso fermamente che ogni Archivio, anche quello apparentemente più insignificante, in quanto custode di tracce di umanità, possegga una sua importanza che lo rende meritevole di degna conservazione, di studio e di ricerca. E, di nuovo, per questo sostengo fermamente che sia un sacrosanto dovere salvaguardare e valorizzare il patrimonio archivistico in quanto preziosa memoria storica collettiva. Nel corso della mia attività ho avuto la fortuna di ricevere la stima del Dirigente dell’Area Cultura del Comune di Portoferraio e della sua Amministrazione Comunale, del Direttore dell’Archivio di Stato di Livorno e di diversi funzionari della Soprintendenza Archivistica toscana che mi hanno dato la possibilità, nel 1981, dopo la Laurea in Storia moderna e un corso per archivisti, di lavorare alla sistemazione dell’Archivio Storico del Comune di Portoferraio.
Nel corso della mia attività ho avuto la fortuna di ricevere la stima del Dirigente dell’Area Cultura del Comune di Portoferraio e della sua Allora, questo Archivio era conservato in un locale angusto ma dalle caratteristiche climatiche abbastanza adeguate. Non erano, invece, assolutamente idonei i supporti sui quali i documenti erano collocati. Si trattava di scaffalature ricavate da legname di fortuna: cassette della frutta e tavole da muratura. Queste ultime, situate nella parte centrale della stanza, senza appoggi e ancoraggi al soffitto, all’inizio degli anni ’90 cedettero e, nel crollo, coinvolsero tutti i documenti contenuti. Nonostante continue ed insistenti denunce, passarono dieci anni prima di poter dare un’adeguata sistemazione all’ingente patrimonio documentario che inizia nel XVI secolo e riguarda, per alcuni periodi storici, un po’ tutta l’Isola. In quel periodo ho redatto l’inventario delle serie archivistiche che compongono l’Archivio Storico preunitario e postunitario del Comune di Portoferraio e, qualche anno dopo, l’Inventario dell’Archivio dell’Arciconfraternita della Misericordia, ricco di documenti che iniziano intorno al 1560.
Dopo altre formative esperienze in diversi archivi elbani, la costituzione nel 2006 della Gestione Associata degli Archivi Storici di tutti i Comuni dell’isola d’Elba con capofila il Comune di Portoferraio, che l’anno dopo ha passato il testimone al Comune di Campo nell’Elba, mi ha permesso di progettare la sistemazione di tutti gli Archivi storici dei comuni dell’Elba e di intervenire negli Archivi storici “abbandonati”, cioè in quelli non consultabili perché inaccessibili. Con il termine “abbandonati” definisco gli archivi giacenti in stato confuso, all’interno di cantine, magazzini umidi, sottoscala e quanto la fantasia può farci immaginare. Archivi storici disgregati, mischiati con materiale documentario recente, esclusi dalla consultazione perché non evidenti: ignorati. Con molta insistenza e contro ogni aspettativa, lavorando molto anche nel campo della didattica archivistica con le scuole locali, con la pubblicazione di opere collettive su particolari momenti storici e con la progettazione di eventi legati alla memoria, ho “insinuato il germe” della conservazione di questi Archivi nelle Amministrazioni pubbliche dei Comuni dell’Isola. In molti casi sono riuscita a recuperare, sistemare, ricollocare e, finalmente, riportare alla consultazione del pubblico molti fondi ritenuti addirittura dispersi o inesistenti.
Si è trattato di un lavoro faticoso, fisicamente ed intellettualmente, quasi sempre svolto tra la polvere, le muffe e animali tipici di questi luoghi. Spesso attuato con l’assenza o l’inadeguatezza dei più elementari supporti, come scale, luce elettrica… aria. Qualche volta ho avuto a che fare con dipendenti pubblici demotivati e asociali ma, in compenso, ho trovato anche dei colleghi eccezionali che, oltre ad attivarsi personalmente, mi hanno sostenuto nei momenti di disperazione. Sono un po’ speciali le persone che amano gli Archivi storici. Hanno delle qualità oggi purtroppo anacronistiche come la passione e la tenacia, e difettano, invece, di quelle caratteristiche utili ad avanzare di carriera ed occupare posti totalmente diversi e, sicuramente, più remunerativi. Ad infondermi energia e voglia di continuare in questo lavoro, sono stati, e continuano per fortuna ad esserlo, i giovani che frequentano gli archivi, ricercatori e ricercatrici disponibilissimi che spesso mi aiutano anche a spostare grandi faldoni, a spazzare pavimenti, a raccogliere l’acqua infiltrata dalle finestre e a spostare intere pareti di documenti. A decine hanno svolto le loro tesi, consigliati sul tema da affrontare oppure guidati attraverso la difficile interpretazione delle carte. Senza la loro presenza e la loro energia non avrei potuto essere ancora qui.
Con l’ampliamento della Gestione Associata agli Archivi di Deposito e, di conseguenza, con la presenza della collega che se ne occupa, con la quale condivido altre esperienze lavorative, è aumentata la speranza che la Gestione Associata degli Archivi seguiti ad esistere e, soprattutto, perda la sua precarietà per diventare, a tutti gli effetti, un’istituzione alla quale sia riconosciuta ufficialmente la funzione di conservazione e valorizzazione della memoria storica della nostra Isola, continuando così a dare la possibilità a tutti gli studiosi e in particolare ai giovani elbani, di preparare ancora tesi di laurea e pubblicazioni attraverso lo studio di innumerevoli e interessanti documenti di storia locale ancora inediti. Gli Archivi storici comunali in quanto tali, oltre a contenere l’attività delle amministrazioni che si sono succedute nel corso del tempo, conservano tracce di generazioni di persone che rimarranno senza nome e senza storia se questi documenti non verranno studiati e conservati decorosamente. Il lavoro che impostai nel 2006, anno in cui ho iniziato a forgiare, letteralmente, la Gestione Associata degli Archivi Storici dell’isola d’Elba, ha, per me, l’ambizione di essere stato “rivoluzionario”, in quanto ha cambiato l’opinione che le istituzioni locali avevano sui propri archivi storici e sta cambiando il modo di percepire la cultura, nonostante che i risultati ottenuti siano incoraggianti ma, purtroppo, non definitivi. Negli archivi delle istituzioni pubbliche non c’è niente di definitivo, neanche quando sembra. Da parte mia, comunque, continuo tenacemente ad adoperarmi perché la mia ambizione rivoluzionaria sia recepita da chiunque, di buona volontà, abbia a che fare con me.
Questo è il mio concetto di vita che cerco di applicare in ogni campo
Io, che sono solo sabbia,
ringrazio i venti che mi cambiano forma
e punto d’osservazione
e benedico le tempeste che su di me cancellano le orme inutili.
Un ideale insisto a perseguire, anacronistico e ridicolo:
il miglioramento
L’articolo, scritto dalla Dott.ssa Gloria Peria, è stato pubblicato nel magazine di promozione turistica Elba Per2 e non solo… Edizione 2025/2026
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