14 Settembre 2026

CARLO GASPARRI Una vita dedicata al mare

C’è un “ragazzo” di novant’anni anni che ancora oggi si infila la muta, calza le pinne e “scivola” sotto la superficie del mare. Quel “ragazzo” si chiama Carlo Gasparri: il figlio più illustre che il mare dell’Elba abbia mai cresciuto. Portoferraiese puro, ci tiene a precisarlo, classe 1936, ha vinto tutto in acqua e poi ha dedicato la vita per difenderla. Per un decennio intero ha dominato la scena internazionale della pesca subacquea, sfidando le correnti e i fondali di tutto il mondo, conquistando ogni titolo possibile. Una vita costellata di imprese titaniche, trionfi, premi e onorificenze. Negli anni che vanno dal ‘64 al ‘74 vive il suo decennio d’oro, consacrandosi “Re del Mare” con 5 titoli italiani e 3 europei; nel 1969 si attesta il titolo di campione mondiale di pesca subacquea nelle acque delle Isole Eolie. Impresa che lo proietta nell’Olimpo di questa disciplina sportiva. Da questo momento il mondo intero gli spalanca le porte.
20 Agosto 2026

IL MARE CHE EMOZIONA

Tra le straordinarie eccellenze dell’Arcipelago Toscano vi è anche la presenza del Santuario Internazionale per la protezione dei Mammiferi Marini Pelagos. Il Parco Nazionale dell’Arcipelago Toscano è totalmente inserito all’interno di questa che è un’area marina internazionale (con una superficie di circa 87.500 Kmq) dedicata alla protezione dei mammiferi marini e dei loro habitat nel Mar Mediterraneo, posta sotto protezione per effetto di un accordo multilaterale tra Francia, Italia e Monaco (Accorgo Pelagos) firmato a Roma nel 1999 ed entrato in vigore nel 2002. Nel 2001 il Santuario Pelagos è diventato “Area Specialmente Protetta di Importanza Mediterranea” (ASPIM) nell’ambito della Convenzione di Barcellona. Il Santuario si estende nel bacino corso-ligure-provenzale da Punta Escampobariou (nei pressi di Tolone) a Capo Falcone e Capo Ferro (Sardegna), fino al confine tra Toscana e Lazio. E’ un’area caratterizzata da un’elevata biodiversità che comprende circa 8.500 specie di animali marini. Grazie alla sua considerevole ricchezza di plancton e di vita pelagica, l’area del Santuario Internazionale per i Mammiferi Marini è interessata, durante i mesi estivi, da una straordinaria presenza di cetacei di tutte le specie frequentatrici del Mediterraneo. In questa zona sono presenti, infatti, Balenottere comuni (Balenoptera pbysalus) e Stenelle (Stenella coeruleoalba), Capodogli (Phiseter catodon), Globicefali (Globicephala phisalus), Grampi (Grampus griseus), Tursiopi (Tursiops trucantus), Zifi (Ziphiys cavirostirs) e Delfini comuni (Delphinus delphy). Di grande valore conservazionistico la presenza della Foca monaca (Monachus monachus), segnalata anche di recente nell’Arcipelago Toscano.
20 Agosto 2026

UNA NUOVA IDEA DI PARCO TRA TUTELA, BELLEZZA E FUTURO

Tra le straordinarie eccellenze dell’Arcipelago Toscano vi è anche la presenza del Santuario Internazionale per la protezione dei Mammiferi Marini Pelagos. Il Parco Nazionale dell’Arcipelago Toscano è totalmente inserito all’interno di questa che è un’area marina internazionale (con una superficie di circa 87.500 Kmq) dedicata alla protezione dei mammiferi marini e dei loro habitat nel Mar Mediterraneo, posta sotto protezione per effetto di un accordo multilaterale tra Francia, Italia e Monaco (Accorgo Pelagos) firmato a Roma nel 1999 ed entrato in vigore nel 2002. Nel 2001 il Santuario Pelagos è diventato “Area Specialmente Protetta di Importanza Mediterranea” (ASPIM) nell’ambito della Convenzione di Barcellona. Il Santuario si estende nel bacino corso-ligure-provenzale da Punta Escampobariou (nei pressi di Tolone) a Capo Falcone e Capo Ferro (Sardegna), fino al confine tra Toscana e Lazio. E’ un’area caratterizzata da un’elevata biodiversità che comprende circa 8.500 specie di animali marini. Grazie alla sua considerevole ricchezza di plancton e di vita pelagica, l’area del Santuario Internazionale per i Mammiferi Marini è interessata, durante i mesi estivi, da una straordinaria presenza di cetacei di tutte le specie frequentatrici del Mediterraneo. In questa zona sono presenti, infatti, Balenottere comuni (Balenoptera pbysalus) e Stenelle (Stenella coeruleoalba), Capodogli (Phiseter catodon), Globicefali (Globicephala phisalus), Grampi (Grampus griseus), Tursiopi (Tursiops trucantus), Zifi (Ziphiys cavirostirs) e Delfini comuni (Delphinus delphy). Di grande valore conservazionistico la presenza della Foca monaca (Monachus monachus), segnalata anche di recente nell’Arcipelago Toscano.
2 Settembre 2025

Il Patrimonio delle murature a secco nell’Arcipelago Toscano

Nel cuore del Mar Tirreno, dove il vento parla antiche lingue e il profumo della macchia mediterranea si mescola alla salsedine, le isole dell’Arcipelago Toscano custodiscono un tesoro silenzioso e discreto: le murature a secco. Si tratta di strutture apparentemente semplici, ma che in realtà rappresentano vere e proprie opere d’arte collettive, risultato di una stretta relazione tra l’uomo e la sua terra, tra necessità e attenzione per il proprio territorio.
8 Gennaio 2025

L’isola d’Elba, la mia isola di ferro

L’isola d’Elba è “la mia isola di ferro”. Undici anni fa sentii per la prima volta il suo cuore battere nelle gallerie sotterranee del Ginevro. Credo che sia stato proprio in quel momento che metà, del mio cuore, “si trasformò in magnetite”.Le miniere di Calamita le ho viste per la prima volta dal mare, da piccolissima, durante le gite in barca con mio nonno. Erano una tappa fissa. Ricordo l’imponenza della laveria del Ginevro con i suoi nastri trasportatori che mi ricordavano le giostre del lunapark, e gli impianti di lavorazione del cantiere del Vallone Basso, sculture silenziose di un’epoca finita che dominavano il mare.Molto tempo dopo con il mio amico e compagno d’università, Matteo decisi di scegliere proprio le miniere come oggetto della tesi di laurea in architettura. “Le miniere di Calamita, una storia millenaria. Progetto di recupero e riqualificazione del parco minerario di Capoliveri” una grande dichiarazione d’amore per questa terra, casa mia.L’origine della escavazione e della lavorazione del minerale ferroso dell’Isola si perde nella notte dei tempi: i giacimenti elbani sono tra i più antichi depositi ferriferi sfruttati nel mondo.Anche Virgilio, nell’Eneide, definiva l’Elba “Insula inexhaustis Chalybum generosa metallis”, ossia un’Isola ricca di miniere inesauribili.
6 Gennaio 2025

Nel blu profondo del Santuario Pelagos

Tra le straordinarie eccellenze dell’Arcipelago Toscano vi è anche la presenza del Santuario Internazionale per la protezione dei Mammiferi Marini Pelagos. Il Parco Nazionale dell’Arcipelago Toscano è totalmente inserito all’interno di questa che è un’area marina internazionale (con una superficie di circa 87.500 Kmq) dedicata alla protezione dei mammiferi marini e dei loro habitat nel Mar Mediterraneo, posta sotto protezione per effetto di un accordo multilaterale tra Francia, Italia e Monaco (Accorgo Pelagos) firmato a Roma nel 1999 ed entrato in vigore nel 2002. Nel 2001 il Santuario Pelagos è diventato “Area Specialmente Protetta di Importanza Mediterranea” (ASPIM) nell’ambito della Convenzione di Barcellona. Il Santuario si estende nel bacino corso-ligure-provenzale da Punta Escampobariou (nei pressi di Tolone) a Capo Falcone e Capo Ferro (Sardegna), fino al confine tra Toscana e Lazio. E’ un’area caratterizzata da un’elevata biodiversità che comprende circa 8.500 specie di animali marini. Grazie alla sua considerevole ricchezza di plancton e di vita pelagica, l’area del Santuario Internazionale per i Mammiferi Marini è interessata, durante i mesi estivi, da una straordinaria presenza di cetacei di tutte le specie frequentatrici del Mediterraneo. In questa zona sono presenti, infatti, Balenottere comuni (Balenoptera pbysalus) e Stenelle (Stenella coeruleoalba), Capodogli (Phiseter catodon), Globicefali (Globicephala phisalus), Grampi (Grampus griseus), Tursiopi (Tursiops trucantus), Zifi (Ziphiys cavirostirs) e Delfini comuni (Delphinus delphy). Di grande valore conservazionistico la presenza della Foca monaca (Monachus monachus), segnalata anche di recente nell’Arcipelago Toscano.
3 Gennaio 2025

Alla ricerca della preistoria Testimonianze di megalitismo elbano

La Costa del Sole ha tre celeberrime regine: Cavoli, Seccheto e Fetovaia, annoverate tra le spiagge più belle dell’Isola d’Elba e meta di migliaia di turisti. Visitatori perlopiù ignari che, inerpicati sui pianori di questo scampolo di paradiso, si celano tesori dimenticati da tutti e coperti dalla vegetazione. Tra i cisti, i corbezzoli e le scope in fiore giacciono testimonianze millenarie lasciate da popolazioni che scelsero questi luoghi in epoca neolitica. Qui i nostri progenitori coltivavano la terra, custodivano gli animali e osservavano il cielo. Tra i 335 e i 430 metri s.l.m. sopra la frazione di Seccheto (sentieri n°137 e n°135) si trovano le Necropoli di Piane alla Sughera e della Forca, quest’ultima sconosciuta ai più, perché è ancora immersa nella macchia mediterranea. Il sito di Piane alla Sughera (335 metri s.l.m.), consta di alcune tombe preistoriche a cista litica, al centro di tumuli delimitati da circoli di pietre e corredate esternamente da segnacoli (piccoli menhir[1]). Tra queste ne spicca una, evidentemente rimaneggiata in tempi recenti, con la creazione di un grande ovale, fatto con un muretto a secco e semichiuso superiormente da un lastrone litico. I resti dell’enigmatica necropoli hanno ispirato antiche leggende elbane che narrano di un luogo sacro dove i megaliti, disposti in forme circolari e rettangolari, fungevano da sepolture e da templi per celebrare riti propiziatori accompagnati da canti e danze. Dopo circa 2 km si lascia il sentiero n°135 per avventurarsi nella vegetazione per 250 metri; qui si trovano alcune testimonianze di una seconda zona di sepolture tra cui una tomba a cista litica priva di copertura e un bel menhir affacciato sulla spiaggia di Fetovaia, rinvenuti nel 2018, e un altro menhir da me segnalato il 13 marzo 2024, ma ancora non censito da nessun archeologo. L’area attualmente è immersa nella gariga[2], anche se è stato aperto un piccolo varco, ed è indicata su Google Maps come Necropoli della Forca (430 metri s.l.m.).
2 Novembre 2023

Arcipelago Toscano un “Tesoro” di Isole

Un piccolo pianeta carico di verdi colline, montagne, mare cristallino e tutto quello che il lavoro e la cultura umana hanno prodotto. Il pianeta ha i suoi satelliti, vicini e lontani, che sono attratti dalla sua presenza. Ognuno di essi, fiero della sua diversità, aggiunge un tesoro in più al sistema. Questa è una possibile percezione dell’Arcipelago Toscano, uno dei parchi nazionali italiani che grazie al suo mare protetto, rappresenta la più estesa riserva marina d’Europa (poco meno di 60.000 ettari). Un sistema di sette isole che rappresentano l’immagine blu della Toscana insulare: le più piccole Gorgona e Giannutri (poco più di 2 kmq), le medie Pianosa e Montecristo (circa 10 kmq), le grandi Capraia e Giglio (19 e 20 kmq). Infine l’Elba, la maggiore (circa 224 kmq), quasi un continente rispetto alle sorelle minori. L’Arcipelago Toscano è come una “sinfonia” dove ogni Isola con la sua diversità, contribuisce ad un suono permeato di natura, montagne, rupi marittime, spiagge assolate ed una “stratificazione storica e umana” straordinaria.
31 Ottobre 2023

L’Orto dei Semplici Elbano

Oltrepassato l’abitato di Rio nell’Elba ci si deve arrampicare ancora un pochino per scoprire, a circa 260 metri sul livello del mare, un luogo incantato, dove il tempo sembra essersi fermato per mantenere e rispettare i suoi silenzi, i suoi profumi, i suoi colori. Una terrazza naturale che si affaccia sul mare, che bagna il tratto di costa nord-orientale dell’Elba, ma anche una straordinaria pagina della storia dell’isola più grande dell’Arcipelago Toscano in cui sono rimaste, visibili e indelebili, le tracce di una presenza importante e rassicurante dell’uomo. Si tratta dell’Orto dei Semplici Elbano, realizzato nel bellissimo contesto ambientale in cui venne a suo tempo edificata (forse dai Fenici, già nel quinto o sesto secolo avanti Cristo) una piccola struttura fortificata, poi trasformata in piccolo monastero, che successivamente prese il nome di Eremo di Santa Caterina. Un intreccio affascinante di storia, leggenda, natura, cultura, paesaggio, ambiente. Questo prezioso orto botanico, realizzato a seguito di un’idea, da due botanici dell’Università di Pisa (Garbari e Corsi) e aperto al pubblico nell’estate del 1997, si pone come obiettivi non solo quelli di promuovere e diffondere la conoscenza delle piante spontanee e coltivate, che trovano il loro habitat ideale nelle isole dell’Arcipelago Toscano, ma anche di documentare e conservare le tradizioni etnobotaniche ad esse legate.