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I FARI DELL’ARCIPELAGO TOSCANO

16 Febbraio 2026

I FARI DELL’ARCIPELAGO TOSCANO

In un mondo dove il GPS impera, la geolocalizzazione si impone in ogni nostra più semplice azione quotidiana. Loro ci sono sempre… a guidarci, assisterci, confortarci ed anche a farci sognare. Da oltre 2 millenni i fari illuminano le tenebre da quando, nel 300 a.C., il Faro di Alessandria, considerato una delle sette meraviglie del mondo, iniziò a guidare i naviganti. Nell’immaginario collettivo sono nel cuore di tutti, dalla gente di mare alla gente di montagna. Tutti sono colpiti da queste «architetture della luce, battute dal vento, colpite dal mare, prosciugate dal sole…» come riportato sul poster dei “Fari dell’Arcipelago Toscano”, realizzato dall’allora Comunità Montana dell’Arcipelago Toscano ed oggi introvabile.
9 Gennaio 2025

La costruzione dei Forti di Portoferraio

La costruzione dei forti e della città di Portoferraio, il cui nome aulico fu Cosmopoli dal nome del Duca Cosimo de’ Medici, si colloca nel tumultuoso periodo di guerra tra l’impero di Carlo V e la Francia. Quel conflitto, che si prolungò a più riprese per cinquanta anni, si svolse anche sul mare. La Francia aveva l’appoggio della flotta turca, Carlo V di quella genovese. La Toscana, come tale stato di giovane formazione, era un ducato imperiale. L’Elba, che faceva parte del Principato di Piombino, era stata più volte oggetto di scorrerie turche. La sua difesa era per la Spagna fondamentale per il controllo delle rotte tirreniche e del collegamento con il vicereame di Napoli. Il Principato di Piombino non aveva risorse per garantire un adeguato presidio dell’isola. Il Duca di Toscana offrì a Carlo di provvedere a propria cura e spese a fortificare Portoferraio, uno dei porti naturali più sicuri del Tirreno e capace di accogliere una grande flotta. La Spagna accettò e Cosimo chiese in cambio l’annessione dell’isola al suo Ducato. La Principessa di Piombino, la cui sovranità si estendeva all’Elba, non fu d’accordo ed ostacolò in ogni modo l’iniziativa toscana. Anche Genova non accettava che l’ambizioso Duca si impadronisse di un caposaldo tanto strategico da cui avrebbe potuto ostacolare le flotte genovesi.
8 Gennaio 2025

L’isola d’Elba, la mia isola di ferro

L’isola d’Elba è “la mia isola di ferro”. Undici anni fa sentii per la prima volta il suo cuore battere nelle gallerie sotterranee del Ginevro. Credo che sia stato proprio in quel momento che metà, del mio cuore, “si trasformò in magnetite”.Le miniere di Calamita le ho viste per la prima volta dal mare, da piccolissima, durante le gite in barca con mio nonno. Erano una tappa fissa. Ricordo l’imponenza della laveria del Ginevro con i suoi nastri trasportatori che mi ricordavano le giostre del lunapark, e gli impianti di lavorazione del cantiere del Vallone Basso, sculture silenziose di un’epoca finita che dominavano il mare.Molto tempo dopo con il mio amico e compagno d’università, Matteo decisi di scegliere proprio le miniere come oggetto della tesi di laurea in architettura. “Le miniere di Calamita, una storia millenaria. Progetto di recupero e riqualificazione del parco minerario di Capoliveri” una grande dichiarazione d’amore per questa terra, casa mia.L’origine della escavazione e della lavorazione del minerale ferroso dell’Isola si perde nella notte dei tempi: i giacimenti elbani sono tra i più antichi depositi ferriferi sfruttati nel mondo.Anche Virgilio, nell’Eneide, definiva l’Elba “Insula inexhaustis Chalybum generosa metallis”, ossia un’Isola ricca di miniere inesauribili.
23 Novembre 2023

La Rada di Portoferraio: miti, archeologie, storie, paesaggi

A partire dal 2012 la rada di Portoferraio all’isola d’Elba, legata al leggendario sbarco degli Argonauti e celebre per le inesauribili miniere di ferro, è oggetto di progetto di ricerca archeologica condotto dall’Università degli Studi di Siena e dal Gruppo di Ricerca AITHALE. Attorno al golfo protetto che si apre nel braccio di mare che separa l’isola dal continente, si sono infatti intrecciate nel corso dei millenni frequentazioni umane, approdi mitici, scambi culturali e storie produttive, divenute imprescindibili per la comprensione delle dinamiche storiche dell’intera Etruria. La ricerca ha preso le mosse da una domanda fondamentale: perché l’isola d’Elba è così importante a partire già dall’VII secolo a.C.? Il nome dell’isola, anzitutto, è indubitabilmente greco: Aethalia, o Aithale, è l’isola “fuligginosa”, con chiara allusione ai fumi dei forni fusori o, ancora meglio, al colore che caratterizza la massa scura dell’isola vista dal mare da parte dei navigatori antichi. L’elemento cromatico assume un rilievo anche maggiore, come è stato giustamente osservato, considerando altri toponimi narranti, ugualmente coloristici ma di senso opposto: i Capi Bianchi, all’Elba particolarmente numerosi, dovevano risaltare fortemente agli occhi dei navigatori, per un effetto di contrasto rispetto alla costa “color della fuliggine”. Ma vi è di più. Nella tradizione letteraria antica Portoferraio è Porto Argòo, il Porto Splendente, toponimo spiegato da Diodoro Siculo e da Strabone con la sosta della nave di Giasone e degli Argonauti, che qui avrebbero fatto tappa durante la ricerca del vello d’oro. In una località caratterizzata dalla roccia bianca gli eroi greci avrebbero svolto delle gare sportive e il sudore emanato dai loro corpi avrebbe picchiettato di nero la roccia bianca, tanto da renderla inconfondibile. Questa roccia (aplite con inclusioni di tormalina nera) compare effettivamente nelle immediate vicinanze di Portoferraio e nella stessa rada ed è rarissima nel Mediterraneo, ciò che confermerebbe l’identità fra tradizione del mito e geologia.
31 Ottobre 2023

Antiche sentinelle dell’Elba

Siano esse degli oppida[1] o delle opere fortificate d’età medievale e moderna o delle “casematte”[2] del secolo scorso, le testimonianze di un’Elba capace di fare cattivo viso a un aggressore sono numerose e di rilevante interesse. Le più visibili, nel loro complesso, e certo le più suggestive, appaiono quelle che rimandano al dominio esercitato sull’Isola nell’arco di cinque-seicento anni da più potentati, tra cui la Repubblica di Pisa e gli stati piombinese e fiorentino. Si tratta di realizzazioni tanto isolate che urbane. Di esse, le piazze di Portoferraio e di Porto Longone, espansione insulare – quest’ultima del continentale Stato dei Presidi, diretta emanazione della Corona di Spagna – ebbero natura ampiamente strategica e furono funzionali a sistemi geo-politici “globali”. Nella tirannia dello spazio, basteranno due dei punti forti presenti sull’orizzonte cronologico che abbiamo voluto privilegiare a rappresentare l’insieme: la Rocca del Volterraio e la Torre del Giogo, soggetti di storia raggiunti anche dalla poesia e dalla leggenda, grazie al loro eccezionale valore iconico. Posta a dominare, si può dire, l’intera Elba dall’alto del “dirupato sasso” su cui sorge, la rocca, già esistente, forse solo come una torre, nel Duecento, fu verosimilmente coinvolta con la “terra murata” di Monte Marsale[3] e la Torre di S. Giovanni in Campo, nella lunga guerra tra Pisa e Genova per il dominio dell’alto Tirreno, che ebbe come fulcro locale il “cassero”[4] di un borgo identificato per lo più con Capoliveri.
26 Ottobre 2023

L’Archivio del tempo di Sandro e Leonida Foresi, collezionisti e scrittori dell’Elba

Il ricordo di Sandro e Leonida Foresi: memorie storiche, collezionisti e scrittori dell’Elba. Giornalista, gallerista, tipografo e caricaturista, Leonida Foresi – in quasi cento anni – è stato tutto questo, ma non solo. Un secolo di vita segnato da un indissolubile filo conduttore: l’amore per la sua Elba.“Leo” – come amava firmarsi nelle sue vignette e come era conosciuto da tutti – è stato la ‘memoria storica’ dell’Isola, un instancabile collezionista e appassionato di tutto ciò che la riguardasse. Ci ha lasciati, da ‘quasi centenario’, nel 2014, e ciò che più lo rappresenta e ce lo fa ricordare col sorriso – al di là del suo animo ironico e gentile – è proprio il suo amore incondizionato per quel luogo dove ha vissuto tutta la sua esistenza; un sentimento talmente grande che possiamo ancora oggi ritrovarlo attraverso le colonne del Popolano e del Corriere Elbano, due giornali che hanno segnato e raccontato le vicende isolane di gran parte del Novecento. È difficile – se non impossibile – parlare di Leonida senza citare suo zio, Sandro Foresi: personaggio eclettico, di straordinaria cultura, fondatore de Il Popolano nel 1915 e talmente lungimirante da creare, negli anni trenta, l’associazione “Amici dell’Elba”, con l’idea di rilanciare l’immagine dell’Isola insieme a personalità di un certo rilievo nel panorama culturale italiano. Insomma, un vero antesignano del turismo all’Elba, tanto che fu anche uno dei promotori per far cambiare il nome di Porto Longone – troppo legato al carcere, e quindi con un appeal decisamente poco proficuo per i visitatori – con quello di Porto Azzurro. Sandro non aveva figli ed ebbe un rapporto strettissimo con Leonida, tanto da considerarlo molto più che ‘semplicemente’ un nipote: uno zio così speciale che trasmise a “Leo” la passione per la scrittura e per le caricature, e che fu talmente colpito dalle abilità del giovane Leonida nel tratteggiare i profili dei personaggi più in voga del momento, da lasciargli – a cominciare dal 1936 – un apposito spazio sul Popolano, dedicato ai suoi schizzi accompagnati da poesie in rima che descrivevano, bonariamente, il protagonista della vignetta. Il Popolano era la voce dell’Elba che, pur non disdegnando di trattare talvolta temi di rilevanza nazionale, era dedicato in particolar modo ad affrontare argomenti inerenti alla vita dell’Isola. Una delle maggiori battaglie condotte dalla rivista fu quella per impedire la chiusura dello stabilimento siderurgico, in origine appartenente alla Società “Elba”, poi ribattezzata “Ilva”.
24 Ottobre 2023

Santuari elbani

Quando si parla di Elba, il pensiero corre subito a vacanze di sole e di mare; eppure l’Isola offre a chi voglia visitarla meno superficialmente luoghi d’intensa spiritualità e di rara bellezza architettonica e paesaggistica. Delle sue chiesette romaniche, autentici gioielli in pietra incastonati nel verde circostante, oggi sono fruibili soltanto Santo Stefano alle Trane, in località Magazzini, a Portoferraio, recentemente restaurata, Santa Maria della Neve a Lacona, parzialmente trasformata, e i SS. Pietro e Paolo a San Piero, unico esempio a due navate, due absidi e due altari; mentre di San Menna, al Cavo, a due passi dalla spiaggia di San Bennato, non resta nulla, come denunciava sconsolato l’illustre erudito Remigio Sabbadini, già nel 1920, («La chiesetta esisteva ancora nel 1904, naturalmente ricostruita, e io ricordo d’averla veduta quando ne rimaneva ancora intatta una porzione di coro […] ora l’hanno distrutta per ricavarci quattro metri di vigna» in Nomi locali dell’Elba, Hoeplie) così di San Bartolomeo, nel comune di Marciana. San Michele, a Capoliveri, conserva soltanto l’abside, San Lorenzo di Marciana è assediata dai rovi, San Giovanni a Campo aspetta un tetto e San Felice in Cruce, a San Felo, tra Rio nell’Elba e Porto Azzurro, è inglobata in una casa colonica. Più fortunati sono stati invece i quattro santuari isolani, ancora meta di visite frequenti, e cari referenti di tradizione e di religiosità per le genti elbane: la Madonna del Monte a Marciana, la Madonna di Monserrato a Porto Azzurro, la Madonna delle Grazie a Capoliveri e l’Eremo di Santa Caterina a Rio.
2 Ottobre 2023

L’affascinante e antica storia del ferro all’isola d’Elba

Dinanzi alla visione della grande ricchezza delle mineralizzazioni ferrifere del versante orientale dell’isola, Vannuccio Biringuccio, studioso senese di metallurgia, non poté fare a meno di esprimere la propria meraviglia e di esclamare «che avanza ogn’altro luocho in che tal maniera si trovi».Quando sbarcò all’Elba erano all’incirca gli anni in cui veniva alla luce quel Cosimo I de’ Medici che alla metà del‘500 dette avvio alle fortificazioni della città della Ferraia, non a caso per secoli così denominata, e che poi in suo nome prese il nome di Cosmopoli.Prima di allora, fin dalla preistoria, altri uomini avevano solcato il mare, abitato l’isola e utilizzato la risorsa mineraria.
27 Settembre 2023

Gli Arsenali di Portoferraio e la flotta toscana

Quando ero bambino e passavamo l’estate all’Elba, mia madre mi portava spesso con sé a fare la spesa. Una delle mete era il mercato coperto di Portoferraio. Mi affascinava la vita del mercato, con un viavai continuo di persone, uomini, donne, ragazzi, che attorniavano i banchi di marmo mentre i venditori invitavano a fermarsi elogiando a gran voce i loro prodotti. L’ambiente mi sorprendeva per la vastità, con possenti archi acuti che sorreggevano altissime le falde della copertura. Mi attiravano soprattutto i banchi dei pescivendoli, dove c’era abbondanza di pesci di ogni tipo. Per quanto i giri di mia madre lo permettevano, rimanevo a guardare affascinato i pesci spada, che spesso coprivano buona parte del banco. Mi piacevano anche i grossi tonni, ma era dai polpi che lo sguardo si distoglieva a fatica perché destavano in me un misto di fascino e di repulsione mentre, ancora vivi, distendevano i tentacoli.
26 Settembre 2023

Spaccati di vita dell’Elba di un tempo

Da elbano doc e “feraiese” nell’anima, con questo scritto vi accompagnerò alla scoperta dell’Elba e dell’antica Portoferraio, il suo capoluogo. È nella cinquecentesca Cosmopoli, la città ideale rappresentante il cosmo in terra, fondata da Cosimo I De’ Medici nel 1548, allora Signore di Firenze e dal 1569 primo Granduca di Toscana, che affondano le mie radici. Essendo però noi gente semplice e poco pomposa, il nome Cosmopoli ci appariva troppo altisonante e allora abbiamo optato per il più popolare Portoferraio. Sarà una storia vera, di gente comune o quasi, che riteniamo debba essere narrata proprio in ragione di questo quasi che ci servirà da introduzione indefinita e curiosa alla descrizione del luogo e dei suoi abitanti, i “feraiesi” come noi amiamo chiamarci, fedeli al motto: “perché sprecare due “erre” quando si può fare benissimo con una?” Non per niente il burro da noi è il “buro”, la terra è la “tera”, il ferro è il “fero” e Portoferraio è appunto “Portoferaio”.