Quando si parla di Elba, il pensiero corre subito a vacanze di sole e di mare; eppure l’Isola offre a chi voglia visitarla meno superficialmente luoghi d’intensa spiritualità e di rara bellezza architettonica e paesaggistica. Delle sue chiesette romaniche, autentici gioielli in pietra incastonati nel verde circostante, oggi sono fruibili soltanto Santo Stefano alle Trane, in località Magazzini, a Portoferraio, recentemente restaurata, Santa Maria della Neve a Lacona, parzialmente trasformata, e i SS. Pietro e Paolo a San Piero, unico esempio a due navate, due absidi e due altari; mentre di San Menna, al Cavo, a due passi dalla spiaggia di San Bennato, non resta nulla, come denunciava sconsolato l’illustre erudito Remigio Sabbadini, già nel 1920, («La chiesetta esisteva ancora nel 1904, naturalmente ricostruita, e io ricordo d’averla veduta quando ne rimaneva ancora intatta una porzione di coro […] ora l’hanno distrutta per ricavarci quattro metri di vigna» in Nomi locali dell’Elba, Hoeplie) così di San Bartolomeo, nel comune di Marciana. San Michele, a Capoliveri, conserva soltanto l’abside, San Lorenzo di Marciana è assediata dai rovi, San Giovanni a Campo aspetta un tetto e San Felice in Cruce, a San Felo, tra Rio nell’Elba e Porto Azzurro, è inglobata in una casa colonica. Più fortunati sono stati invece i quattro santuari isolani, ancora meta di visite frequenti, e cari referenti di tradizione e di religiosità per le genti elbane: la Madonna del Monte a Marciana, la Madonna di Monserrato a Porto Azzurro, la Madonna delle Grazie a Capoliveri e l’Eremo di Santa Caterina a Rio.