parallax background

Il valore delle tradizioni enogastronomiche e della cultura locale

2 Settembre 2025

Il Patrimonio delle murature a secco nell’Arcipelago Toscano

Nel cuore del Mar Tirreno, dove il vento parla antiche lingue e il profumo della macchia mediterranea si mescola alla salsedine, le isole dell’Arcipelago Toscano custodiscono un tesoro silenzioso e discreto: le murature a secco. Si tratta di strutture apparentemente semplici, ma che in realtà rappresentano vere e proprie opere d’arte collettive, risultato di una stretta relazione tra l’uomo e la sua terra, tra necessità e attenzione per il proprio territorio.
8 Gennaio 2025

L’isola d’Elba, la mia isola di ferro

L’isola d’Elba è “la mia isola di ferro”. Undici anni fa sentii per la prima volta il suo cuore battere nelle gallerie sotterranee del Ginevro. Credo che sia stato proprio in quel momento che metà, del mio cuore, “si trasformò in magnetite”.Le miniere di Calamita le ho viste per la prima volta dal mare, da piccolissima, durante le gite in barca con mio nonno. Erano una tappa fissa. Ricordo l’imponenza della laveria del Ginevro con i suoi nastri trasportatori che mi ricordavano le giostre del lunapark, e gli impianti di lavorazione del cantiere del Vallone Basso, sculture silenziose di un’epoca finita che dominavano il mare.Molto tempo dopo con il mio amico e compagno d’università, Matteo decisi di scegliere proprio le miniere come oggetto della tesi di laurea in architettura. “Le miniere di Calamita, una storia millenaria. Progetto di recupero e riqualificazione del parco minerario di Capoliveri” una grande dichiarazione d’amore per questa terra, casa mia.L’origine della escavazione e della lavorazione del minerale ferroso dell’Isola si perde nella notte dei tempi: i giacimenti elbani sono tra i più antichi depositi ferriferi sfruttati nel mondo.Anche Virgilio, nell’Eneide, definiva l’Elba “Insula inexhaustis Chalybum generosa metallis”, ossia un’Isola ricca di miniere inesauribili.
6 Gennaio 2025

Nel blu profondo del Santuario Pelagos

Tra le straordinarie eccellenze dell’Arcipelago Toscano vi è anche la presenza del Santuario Internazionale per la protezione dei Mammiferi Marini Pelagos. Il Parco Nazionale dell’Arcipelago Toscano è totalmente inserito all’interno di questa che è un’area marina internazionale (con una superficie di circa 87.500 Kmq) dedicata alla protezione dei mammiferi marini e dei loro habitat nel Mar Mediterraneo, posta sotto protezione per effetto di un accordo multilaterale tra Francia, Italia e Monaco (Accorgo Pelagos) firmato a Roma nel 1999 ed entrato in vigore nel 2002. Nel 2001 il Santuario Pelagos è diventato “Area Specialmente Protetta di Importanza Mediterranea” (ASPIM) nell’ambito della Convenzione di Barcellona. Il Santuario si estende nel bacino corso-ligure-provenzale da Punta Escampobariou (nei pressi di Tolone) a Capo Falcone e Capo Ferro (Sardegna), fino al confine tra Toscana e Lazio. E’ un’area caratterizzata da un’elevata biodiversità che comprende circa 8.500 specie di animali marini. Grazie alla sua considerevole ricchezza di plancton e di vita pelagica, l’area del Santuario Internazionale per i Mammiferi Marini è interessata, durante i mesi estivi, da una straordinaria presenza di cetacei di tutte le specie frequentatrici del Mediterraneo. In questa zona sono presenti, infatti, Balenottere comuni (Balenoptera pbysalus) e Stenelle (Stenella coeruleoalba), Capodogli (Phiseter catodon), Globicefali (Globicephala phisalus), Grampi (Grampus griseus), Tursiopi (Tursiops trucantus), Zifi (Ziphiys cavirostirs) e Delfini comuni (Delphinus delphy). Di grande valore conservazionistico la presenza della Foca monaca (Monachus monachus), segnalata anche di recente nell’Arcipelago Toscano.
3 Gennaio 2025

Alla ricerca della preistoria Testimonianze di megalitismo elbano

La Costa del Sole ha tre celeberrime regine: Cavoli, Seccheto e Fetovaia, annoverate tra le spiagge più belle dell’Isola d’Elba e meta di migliaia di turisti. Visitatori perlopiù ignari che, inerpicati sui pianori di questo scampolo di paradiso, si celano tesori dimenticati da tutti e coperti dalla vegetazione. Tra i cisti, i corbezzoli e le scope in fiore giacciono testimonianze millenarie lasciate da popolazioni che scelsero questi luoghi in epoca neolitica. Qui i nostri progenitori coltivavano la terra, custodivano gli animali e osservavano il cielo. Tra i 335 e i 430 metri s.l.m. sopra la frazione di Seccheto (sentieri n°137 e n°135) si trovano le Necropoli di Piane alla Sughera e della Forca, quest’ultima sconosciuta ai più, perché è ancora immersa nella macchia mediterranea. Il sito di Piane alla Sughera (335 metri s.l.m.), consta di alcune tombe preistoriche a cista litica, al centro di tumuli delimitati da circoli di pietre e corredate esternamente da segnacoli (piccoli menhir[1]). Tra queste ne spicca una, evidentemente rimaneggiata in tempi recenti, con la creazione di un grande ovale, fatto con un muretto a secco e semichiuso superiormente da un lastrone litico. I resti dell’enigmatica necropoli hanno ispirato antiche leggende elbane che narrano di un luogo sacro dove i megaliti, disposti in forme circolari e rettangolari, fungevano da sepolture e da templi per celebrare riti propiziatori accompagnati da canti e danze. Dopo circa 2 km si lascia il sentiero n°135 per avventurarsi nella vegetazione per 250 metri; qui si trovano alcune testimonianze di una seconda zona di sepolture tra cui una tomba a cista litica priva di copertura e un bel menhir affacciato sulla spiaggia di Fetovaia, rinvenuti nel 2018, e un altro menhir da me segnalato il 13 marzo 2024, ma ancora non censito da nessun archeologo. L’area attualmente è immersa nella gariga[2], anche se è stato aperto un piccolo varco, ed è indicata su Google Maps come Necropoli della Forca (430 metri s.l.m.).
2 Novembre 2023

Arcipelago Toscano un “Tesoro” di Isole

Un piccolo pianeta carico di verdi colline, montagne, mare cristallino e tutto quello che il lavoro e la cultura umana hanno prodotto. Il pianeta ha i suoi satelliti, vicini e lontani, che sono attratti dalla sua presenza. Ognuno di essi, fiero della sua diversità, aggiunge un tesoro in più al sistema. Questa è una possibile percezione dell’Arcipelago Toscano, uno dei parchi nazionali italiani che grazie al suo mare protetto, rappresenta la più estesa riserva marina d’Europa (poco meno di 60.000 ettari). Un sistema di sette isole che rappresentano l’immagine blu della Toscana insulare: le più piccole Gorgona e Giannutri (poco più di 2 kmq), le medie Pianosa e Montecristo (circa 10 kmq), le grandi Capraia e Giglio (19 e 20 kmq). Infine l’Elba, la maggiore (circa 224 kmq), quasi un continente rispetto alle sorelle minori. L’Arcipelago Toscano è come una “sinfonia” dove ogni Isola con la sua diversità, contribuisce ad un suono permeato di natura, montagne, rupi marittime, spiagge assolate ed una “stratificazione storica e umana” straordinaria.
31 Ottobre 2023

L’Orto dei Semplici Elbano

Oltrepassato l’abitato di Rio nell’Elba ci si deve arrampicare ancora un pochino per scoprire, a circa 260 metri sul livello del mare, un luogo incantato, dove il tempo sembra essersi fermato per mantenere e rispettare i suoi silenzi, i suoi profumi, i suoi colori. Una terrazza naturale che si affaccia sul mare, che bagna il tratto di costa nord-orientale dell’Elba, ma anche una straordinaria pagina della storia dell’isola più grande dell’Arcipelago Toscano in cui sono rimaste, visibili e indelebili, le tracce di una presenza importante e rassicurante dell’uomo. Si tratta dell’Orto dei Semplici Elbano, realizzato nel bellissimo contesto ambientale in cui venne a suo tempo edificata (forse dai Fenici, già nel quinto o sesto secolo avanti Cristo) una piccola struttura fortificata, poi trasformata in piccolo monastero, che successivamente prese il nome di Eremo di Santa Caterina. Un intreccio affascinante di storia, leggenda, natura, cultura, paesaggio, ambiente. Questo prezioso orto botanico, realizzato a seguito di un’idea, da due botanici dell’Università di Pisa (Garbari e Corsi) e aperto al pubblico nell’estate del 1997, si pone come obiettivi non solo quelli di promuovere e diffondere la conoscenza delle piante spontanee e coltivate, che trovano il loro habitat ideale nelle isole dell’Arcipelago Toscano, ma anche di documentare e conservare le tradizioni etnobotaniche ad esse legate.
26 Ottobre 2023

Viaggio alla scoperta di spiagge e coste dai mille colori

Le spiagge dell’Elba, immerse in un paradiso lussureggiante, baciato dal blu del mare, profumano di tamerici, pini e uliveti. Lungo i 147 Km di costa “trovano dimora” spiagge di sabbia dorata, scogliere di granito e scogli appuntiti, lidi di ghiaia e ciottoli bianchi, spiagge nere e rosse… i cui fondali variano dal verde mediterraneo al celeste caraibico.
11 Ottobre 2023

Montecristo

Un sottile profumo ci spinge a cercare il giusto filo di vento per giungere su un’altra Isola, questa volta molto speciale: Montecristo. Un’Isola che è tanto desiderata quanto irraggiungibile e forse questo la fa sembrare misteriosa come nessun’altra. Ma i misteri si svelano sempre! Il nostro mistero da svelare era quello della cucina, tema che come si è visto costituisce un “vero patrimonio culturale” di ogni piccola isola che con il proprio isolamento ha fatto di necessità ricchezza. Ma per Montecristo la curiosità fa veramente la parte del leone tanto grande quanto piccola, isolata e praticamente, in epoca moderna, abitata dai soli custodi. Caratterizzata nel basso medioevo dalla presenza di monaci eremiti, dal 1533, a seguito di una scorribanda del pirata Dragout, rimase disabitata per diversi secoli. Se si esclude l’esperienza ‘colonizzatrice’ dell’inglese G.W. Taylor a metà dell’ 800, e una limitata presenza temporale di una colonia penale con 45 detenuti e 5 guardie, dal 1874 all’84, bisogna attendere il 1890 per una presenza stabile e continuativa per gli ultimi 130 anni. L’Isola data in concessione, dopo l’acquisto da parte del neonato Stato Italiano, al Marchese Ginori come riserva di caccia, passò nella disponibilità della Casa Reale per rinuncia dello stesso Ginori a fronte di una passione e di un amore che aveva manifestato il futuro Re d’Italia Vittorio Emanuele III, che vi soggiornò nel 1896 con la Consorte per la maggior parte del viaggio di nozze. Passata nella disponibilità della Real Casa, nel 1890 si stabilirono sull’isola Cesare e Argia Donati che vi rimasero fino al 1920 a cui seguirono dal 1921 alla fine della seconda guerra Francesco e Bastiana Tesei.
10 Ottobre 2023

Un’Elba sacra

La Grande Traversata Elbana (GTE) è il lungo e suggestivo itinerario che, per diversi sentieri e diramazioni, segue i crinali delle dorsali dell’isola, percorrendola tutta da est ad ovest. La GTE parte dal Cavo, che guarda Piombino ed il continente, per giungere fino alle pendici occidentali del massiccio del Monte Capanne. La conclusione ideale è il Santuario della Madonna del Monte, alto sopra Marciana, fra le rocce di granito del Monte Giove. Qui da tempo immemorabile sgorga una fonte perenne. Nel riparo naturale offerto da un acrocoro[1] di massi granitici, non lontano dal santuario, si trovava un insediamento di pastori preistorici. La salita per arrivare al santuario è scandita da quattordici cappelle della via Crucis, come quelle che generalmente portano ai sacri monti italiani. Sotto il sole il sentiero è duro, immerso in una natura fatta di rocce e cespugli, priva di alberi che diano ombra, ma la fatica è temperata dalla vista che si apre sulle valli e sulla distesa azzurra del mare elbano. Poi d’improvviso ecco aprirsi il piazzale, con i secolari castagni dai tronchi massicci, contorti e nodosi, che hanno visto Napoleone e San Giovanni della Croce, il condottiero di eserciti ed il condottiero di anime. E poi ecco l’acqua che sgorga fresca ed incontaminata di fronte all’ingresso della piccola chiesa.