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Il valore delle tradizioni enogastronomiche e della cultura locale

14 Luglio 2025

I migliori ristoranti dove mangiare all’Isola d’Elba

La cultura della tavola è quella più autentica per conoscere un territorio. Ogni ricetta tramandata, di generazione in generazione, racchiude la storia di un popolo. L’Elba è un’Isola affascinante e suggestiva, plasmata dalla natura che, generosa da sempre, regala paesaggi straordinari e prodotti genuini. L’Isola, nel cuore del Mar Tirreno, è uno “scrigno” lussureggiante di vegetazione, ricco di ferro, minerali e granito, che custodisce tesori preziosi. La salinità del terreno conferisce alle colture agricole sapori unici e ai vini una “personalità” distintiva con “sfumature di sale e iodio”, che si intrecciano con i frutti e le note minerali. Dalle colline al mare l’Isola è un susseguirsi di vigneti che raccontano una storia millenaria, legata alla produzione vitivinicola che affonda le sue radici fin dall’età degli etruschi. Un patrimonio enologico che si sposa perfettamente con l’identità gastronomica insulare, dove ogni piatto è un omaggio alla terra e al mare. In questo “paradiso del gusto” le proposte culinarie spaziano dalle antiche ricette quali lo stoccafisso alla riese, il gurguglione, la sburrita… ai sofisticati piatti gourmet a base di crudité, frutto di un processo di continua ricerca e sperimentazione. Tra tradizione e innovazione la cucina elbana è un vero caleidoscopio di sapori, profumi e colori. E siccome il buon esito di una vacanza dipende anche dal buon cibo e dal buon vino, lasciatevi guidare da questo “percorso del gusto” che partendo da Portoferraio e toccando tutti i Comuni dell’Isola – tra incantevoli borghi, spiagge dorate, lambite dalle acque cristalline, tra castagni secolari, macchia mediterranea e antichi vigneti – vi farà scoprire i “tesori” enogastronomici dell’Isola Elba.
15 Novembre 2023

La cucina, identità di un popolo

Jean François Revel, scrittore, giornalista e filosofo francese (1924-2006) nel volume 3000 anni a tavola, uscito nel 1980, si distingue da tutti gli altri autori di libri sulla cucina perché il suo testo va oltre il ‘libro di cucina’: è un viaggio culturale nella gastronomia di tutti i tempi, un percorso nel gusto e nella sensibilità gastronomica, dove la cultura orchestra il susseguirsi dei piatti. La vera cultura di un popolo la si trova su quella piccola isola che è la tavola e se la tavola si trova su una ‘vera isola’ bisogna ripartire con ricerche, sperimentazioni, recupero di antiche tradizioni per ricreare gusti e antichi sapori così da risvegliare sensi assopiti: la valorizzazione di piatti tipici, fra tradizione e dotta cultura, offre all’ospite curiosità aggiuntive rispetto a quella competenza del territorio dell’Isola conosciuta nel mondo per l’ambiente naturale ed i suoi minerali. Ritrovarsi con “le gambe sotto la tavola” può essere molto di più che soddisfare un’esigenza primaria connaturata, molto di più che socializzare con veraci isolani, molto di più che divertirsi in straordinari abbinamenti dove colori, forme ed aromi dei cibi ripropongono quelli della terra, del mare e dei profumi mediterranei. L’essere Isola, oltre a costituire una caratteristica geografica ben definita, racchiude un infinito insieme di valori, sensazioni ma anche difficoltà insite in quella che è la peculiarità più tangibile di questi piccoli territori: non essere neanche un’appendice della terraferma, ma un “coriandolo” assediato dall’acqua che a volte sembra voler inghiottire, accentuando questo isolamento, molto più forte nel passato, così da formare un microcosmo dal quale si deve trarre tutto quello che la vita richiede. La valorizzazione e l’esaltazione delle nostre risorse rafforzano la nostra identità che dobbiamo far conoscere al mondo, un’identità di radici isolane che deve offrire, a chi non ha avuto pari opportunità, un patrimonio fatto di una natura talvolta selvaggia ma densa di suggerimenti per ritrovarsi in equilibrio tra idealismo e quotidianità.
30 Agosto 2023

Cucina povera elbana

All’Elba una tradizione gastronomica autoctona e fortemente caratterizzata non esiste. Quella elbana si colloca nella tradizione della cucina toscana, marcata da influssi derivanti dai diversi contatti che gli abitanti dell’isola hanno avuto nei secoli con altre popolazioni: liguri, maremmani, francesi, ebrei, corsi e spagnoli. Si tratta beninteso di cucina povera, non avendo l’isola mai avuto una prosperità tale da permettere sprechi. Eppure, tutti i diversi influssi culinari qui pervenuti, hanno avuto una “traduzione” particolare, all’insegna della semplicità, della frugalità, della leggerezza, dell’uso occulto delle nostre erbe aromatiche. Proprio queste ultime, insieme alle erbe di campo selvatiche, svolgono un ruolo assai importante nella nostra cucina. Basterebbe ricordare l’unico piatto a base di riso, tipicamente elbano, riese nello specifico. Anticamente gli abitanti di questo borgo, impegnati nel duro lavoro delle miniere, chiamavano i lombardi, in realtà emiliani, a zappare nelle vigne. Questi emiliani si portavano il loro sacchetto di riso e lo cucivano con quello che trovavano: fagioli, finocchio selvatico, tranapecori. Ed ecco nato uno dei piatti tipici della nostra cucina. In effetti le selvatiche erbe di campo (come i sopra citati tranapecori, ma anche la bietola e la cicoria selvatica, la borragine, il finocchio e l’asparago selvatico) hanno svolto un ruolo fondamentale nella cucina elbana, saltate in padella, nelle frittate, nelle minestre.
15 Marzo 2023

Le ricette di Bellarmino

“La cucina è fantasia, arte, colore, poesia, gioia, amore, sapore”. Sono le varie sfaccettature con cui vive la sua cucina Sergio Marianelli, isolano verace e pittore capace come pochi di esaltare la sua Isola. Come amalgama i colori per i suoi quadri, allo stesso modo mescola gli ingredienti per preparare sapori nuovi, ma sempre sorprendenti per il palato. Dopo averle sperimentate con successo, Marianelli ha deciso di proporre le sue ricette nel libro Colore e Gusto Le ricette del Bellarmino (Tagete Edizioni). Sono in tutto 103, alcune nuove, altre rivisitate con insoliti accostamenti e audaci incursioni nel gusto. Nei suoi piatti ci sono tutti i sapori e gli odori dell’ Isola d’Elba, che Sergio esplora con approcci diversi, insoliti e a volte anche incredibili, ma sempre ci porta a profumi e gusti che nella vita di un elbano scandiscono le stagioni, sospesi tra mare e terra, ma non per questo inconciliabili.
9 Agosto 2022

Le antiche ricette di Nonna Lilia riscoperte da ElbaMagna

Gabriele Messina gestisce insieme alla famiglia un mini market a due passi dalla splendida spiaggia del Lido di Capoliveri. Uno come tanti verrebbe da dire! Ma Gabriele ci ha messo il cuore, e soprattutto la testa, e adesso i suoi prodotti fanno parlare di sé. Lo abbiamo visto alla Fiera del Gusto a Torino, a Grasse (Francia) con lo Slow Food, a Expo 2015 con il Parco Nazionale dell’Arcipelago Toscano (del quale l’isola d’Elba fa parte), a Linea Verde e Easy Driver in TV, e in molte manifestazioni di produttori tipici in giro per la Toscana, insieme al consorzio Elba Taste, di cui è anche promotore. È un comunicatore nato, perché ha capito che non basta saper fare, occorre farlo sapere. È orgoglioso della sua Elba e l’ha messa nei suoi prodotti. Gabriele ti coinvolge con la sua passione.
9 Agosto 2022

Festa dell’uva

Una manifestazione di paese può diventare un evento ed un’emozione che coinvolge tutti. A raccontarcelo è Michelangelo Venturini, uno dei suoi protagonisti, imprenditore turistico e artista a tutto tondo. Innamorato del suo paese è sempre stato un vero punto di riferimento per Capoliveri ed è uno degli ideatori di questo appuntamento elbano.
8 Agosto 2022

Castagneti dell’Elba

Albero originario dell’Europa balcanica e della Turchia – ove esisteva la città di Castanis – il castagno fu introdotto nella penisola italiana in età romana soprattutto in vista delle sue coltivazioni a ceduo¹, onde trarne pali agricoli, denominate silvæ palaris; poi, durante il Medioevo, la coltivazione di questo prezioso albero conobbe un nuovo impulso ad opera dei sempre più numerosi monasteri europei. Le prime attestazioni sui castagneti elbani risalgono infatti al 1343; si tratta di due documenti redatti dal notaio Andrea Pupi riguardo la compravendita di terreni boschivi presso Poggio – terre cum castaneis – e nella rigogliosa valle di Patresi. L’importanza di tale copertura boschiva è comprovata, due secoli dopo, dalla lettera che l’architetto Giovanbattista Belluzzi, durante la fortificazione di Portoferraio, scrisse al granduca Cosimo nel 1548: «et anco qualche castagno per la via di Marciana, con certe tavole di castagno per coprire questi alloggiamenti». Dell’estensione di tale coltura sono ulteriore testimonianza alcuni toponimi elbani come Campo al Castagno (Marciana e Sant’Andrea), Castagni dei Sette Fratelli (Poggio), Castagni di San Lorenzo e Castagno delle Liti (Marciana), Castagnolo (Patresi), Castagnone (San Piero), Castagni di Marco e Castagni (Capoliveri), Castagno (Cavo). Un paesaggio unico per un’isola mediterranea, quello delle vallate intensamente ricoperte di castagni, già apprezzato nel 1780 dal naturalista Charles Henri Koestlin, secondo il quale tale prezioso albero «est si commun près de Marciana qu’il forme quasi une forêt» con ben 847,67 “quadrati” di territorio montano rispetto ai rimanenti 10.284,45 di leccete, macchie e boscaglie. Il castagneto elbano era suddiviso in due differenti tipologie di appezzamento: le “vele” (dalla forma triangolare, con la base corrispondente al fondovalle) e le “lenze” (rettangoli oltremodo allungati, che si estendevano dai crinali ai torrenti).
22 Marzo 2022

Il vino che profuma di mare

È una bella domenica di sole e qui sull’Isola l’aria profuma di rosmarino e di fiori. La giornata ideale da trascorrere in campagna fra vigneti, anfore e racconti di vino che sanno di mare. Sono le 10,30 del mattino e Giulia Arrighi ci accoglie nell’azienda agricola di famiglia, con il suo sorriso splendente e sereno. È una giovane enologa 25enne, che un’estate di qualche anno fà, ancora adolescente, scopre durante la vendemmia in famiglia, la sua grande passione per la vinificazione; complice anche l’entusiasmo travolgente di papà Antonio. Ed è proprio allora che Giulia decide di abbandonare il suo progetto di una carriera da commercialista e di intraprendere un percorso di studi tutto incentrato sull’enologia.