
IL MARE CHE EMOZIONA
20 Agosto 2026
Esplora l’Elba con Ina
21 Agosto 2026Elba, Isola di vigneti, Isola di fichi d’India, di minerali, di cantine, di boschi, di ginestre, di gabbiani, di spiagge, di rilievi, di borghi, di santuari, di forti, di persone, di musica della natura…Un’Isola che stimola l’esercizio delle arti, ma capace di severe selezioni di merito. La terza isola italiana, l’Elba, è un luogo geografico vero, dove il mare, che una straordinaria trasparenza rende quasi impercettibile, si fa morbida e protettiva ciambella per una terra mai monotona, ricca di pietre e di sabbia, arsa e verdissima, dai profili aspri e dolcissimi, abbacinata dal sole che, però, commuove al tramonto, grande eppure senza distanze percepibili, simbolo di una mediterraneità più dolce e meno estrema della terra siciliana, più tonale e meno materica della terra sarda.
Ma è con la vista, più di tutti un senso anche dell’anima, che si fa il pieno della conoscenza e delle emozioni: perché è il colore che disegna, separa, ricompone lo spazio che va dagli occhi all’orizzonte, il rosso carminio delle reti dei pescatori, il rosso ruggine delle scarpate gonfie di minerale, il rosso arancio-rosé dei tramonti che cullano i sogni, il verde odoroso delle essenze autoctone, il verde dei cactus ricchi di coloratissimi frutti, il giallo diffuso dei pruni caprini, il giallo profumato delle ginestre, il blu intenso del cielo terso, il blu irripetibile delle barche dei pescatori, il bianco intenso dei batuffoli di nuvole che incorniciano l’orizzonte e poi i mille colori di un mare infinitamente bello, dove le vele sembrano semplici strumenti per disegnare il vento. Questa è l’Elba, un palcoscenico ideale e un fantastico teatro di posa per artisti sensibili e produttivi.Così l’hanno inteso alcuni dei grandi artisti tra l’800 e il ‘900 che hanno dipinto l’Elba, vivendola in stagioni diverse.Il primo, Telemaco Signorini, (1835-1901), macchiaiolo di fama mondiale, venne all’Elba ospite della famiglia Foresi, portato dalla irrequietudine e dal desiderio di sperimentare nuove possibilità visive.
E fu con un dipinto ideato all’Elba che Signorini partecipò all’Esposizione Universale di Parigi nel 1889, Isola d’Elba Vento di mezzogiorno. E fu con un dipinto ideato all’Elba che Signorini partecipò all’Esposizione Universale di Parigi nel 1889, Isola d’Elba Vento di mezzogiorno. Qualche decennio dopo, a Marciana Marina (dove aveva una piccola casa), operava un altro grande pittore, Llewelyn Lloyd (1879-1949), che osservò l’Isola con sguardo moderno. Autorevole membro di quel gruppo di pittori stregati dagli studi sulla scomposizione della luce, tra la fine dell’800 e l’inizio del 900, raggiunse la potenza coloristica che avevano scoperto i divisionisti. Pur non essendo un divisionista puro, Lloyd aveva messo a punto una sorta di tecnica per piccole campiture di colore che, viste da lontano, avevano la forza della realtà colorata. L’Elba ha dato i natali ad un altro grande del XIX sec., Pietro Senno, (1831-1905). Avviato giovanissimo alla carriera militare, prende parte all’epica battaglia di Curtatone; poi si trasferisce a Firenze per coltivare la passione per la pittura. Segue i corsi dell’Accademia delle Belle Arti, divenendo un ottimo paesaggista e traendo spunti dall’Elba in particolare, dalla Maremma, dal Mugello e dalla Toscana in genere. Quarto dei grandi è Plinio Nomellini (1866-1943). Frequenta la Scuola d’Arte e Mestieri e ottiene una borsa di studio per l’Accademia di Belle Arti di Firenze, dove studia sotto l’insegnamento del grande Giovanni Fattori, che segnò profondamente la formazione del giovane Nomellini e che fece nascere anche una solida amicizia. Anarchico, fu imprigionato e gli amici Fattori e Signorini si batterono a lungo per la sua assoluzione. e. Divisionista puro, dipingeva con il cavalletto sulla sabbia e “puliva i pennelli sulla corteccia dei pini”.
Nel dopoguerra un pittore post macchiaiolo, Carlo Domenici, (1897-1981), ebbe la ventura di sposare un’elbana, sorella del grande tenore Renato Cioni, e cominciò a frequentare l’Isola fino a stabilirvisi. Domenici proveniva dalla scuola ottocentesca di Livorno ed era un artista rispettabilissimo. Dotato di una tecnica invidiabile e di un disegno sicuro, si tirò dietro una sparuta schiera di giovani dilettanti elbani che lo seguirono e cominciarono ad amarlo. Fu fondatore del G.A.E. (Gruppo Artisti Elbani), con la quale associazione organizzò mostre all’Elba, soprattutto di paesaggi. Da questa avventura nacquero diversi talenti nostrani. Tra questi Nello Francesetti, un artista un po’ negletto nella sua città, un artista popolare e di popolo, schivo e riservato, amato da molti, ma con discrezione, quasi con pudore. Un pittore vero, totale, inquietante persino. Le sue opere, mostrate in una Retrospettiva nel 1994, curata da me con la consulenza dotta dell’amico artista Luciano Regoli, sono la testimonianza concreta, vivissima, della sua ricerca, sempre solitaria e talvolta disperata, di verità essenziali. Con lui, Giancarlo Castelvecchi, (1933-2016), allievo prediletto di Domenici, insegnante di Storia dell’Arte nei Licei, seppe rinnovare la tecnica appresa da giovanissimo dal maestro rileggendo, con una visione moderna e originale, il paesaggio elbano.l
Una menzione merita Franco Cigheri, (1905-1978), artista di gusto e qualità pittoriche che pur risentendo l’influenza degli impressionisti francesi, è rimasto sempre fedele ai grandi Maestri macchiaioli. Il suo linguaggio pittorico è di grande modernità e la sua maturazione cromatica deriva da una profonda conoscenza del disegno. «Cigheri tratta la sua pittura con freschezza e disinvoltura, con pennellate spigliate e colori armoniosi e vibranti» come racconta il grande Domenici. È d’obbligo accennare, poi, ad un originalissimo artista, Gonni Gonich, (1911-2003), istriano, che nell’estate del 1950 diede vita a una sorta di “cenacolo bohémien” sulla spiaggia di Procchio. Sì, proprio sulla spiaggia!!!
Si unì in gioventù ai futuristi, visse a Parigi dove venne a contatto con la pittura impressionista.
Nel 1942 si stabilì a Firenze e la sua pittura divenne un punto di passaggio tra figurativo e astratto.In questo lungo elenco di artisti scomparsi, compaiono (e non l’avrei mai voluto!) due artisti, fraternamente miei amici, Marcello D’Arco e Alvaro Pacinotti. Di Marcello D’Arco, (1940-2024), ricordo la Mostra “Cosmopolis, città fortificata”, celebrativa del 450° anniversario della costruzione della città medicea rinascimentale, che ne esaltò la qualità artistica di narratore per immagini, fine, psicologicamente motivato, sempre alla ricerca di nuovi e coerenti linguaggi espressivi: dal figurativo “sociale” alla sintesi cubista come il grande Gonni amabilmente la definiva. Marcello col suo pennello, vola sulla città, la accarezza, la osserva, non la ritrae, la scompone e la ricompone, la avvolge con un velo finissimo e trasparente, prova di un sogno appena compiuto.Di Alvaro Pacinotti, (1945-2023), voglio condividere qui la memoria, la nostalgia, il ricordo di una personalità più temprata che temperata dall’esperienza, generoso, curioso intellettualmente: forte di una solida conoscenza dei molti e diversi stili pittorici, amava sperimentarli nelle sue tele con sorprendenti risultati. Con la Mostra retrospettiva del novembre 2024, curata insieme a Luciano Regoli, abbiamo esposto quello che di lui rimaneva, che lo definiva, che lo colorava in tutte le gradazioni, anche le più cupe, molto della sua vita. Una vita che, come dice lo scrittore francese Louis Ferdinand Céline, è enorme, a prescindere. E la sua vita è stata enorme.E per chiudere, una citazione di Luciano Regoli che è stato testimone discreto e sapiente di questa faticosa, ma molto gratificante peregrinazione attraverso la nostra Isola, colorata da mani preziose.
«[…]Bisogna ammettere che il paesaggio all’Elba manca dei boschi e delle foreste monumentali che fecero grande la pittura della scuola di Barbizon nella foresta di Fontainebleau, o delle grandi querce che fecero la fortuna del paesaggio intorno a Roma, dove attinsero i Poussin, i Dughet, i Corot, i Bocklin dal ‘600 in poi. Ma se una sera, al tramonto, vi avventurerete per un sentierino nella macchia mediterranea e magari incontrerete un piccolo rudere baciato dagli ultimi raggi di sole – mentre la grande ombra inizia a mangiare il verde intorno e lontano una grande montagna a picco sul mare scolorerà nei blu violetti – allora potrete essere certi di essere nel posto più bello del mondo. All’Isola d’Elba.»
L’articolo, pubblicato in ElbaPer2 e non solo – Edizione 2026/2027 – è stato scritto dal Dottor Massimo Scelza, a suo tempo Direttore del periodico culturale Lo Scoglio
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