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L’isola d’Elba, la mia isola di ferro

8 Gennaio 2025

L’isola d’Elba, la mia isola di ferro

L’isola d’Elba è “la mia isola di ferro”. Undici anni fa sentii per la prima volta il suo cuore battere nelle gallerie sotterranee del Ginevro. Credo che sia stato proprio in quel momento che metà, del mio cuore, “si trasformò in magnetite”.Le miniere di Calamita le ho viste per la prima volta dal mare, da piccolissima, durante le gite in barca con mio nonno. Erano una tappa fissa. Ricordo l’imponenza della laveria del Ginevro con i suoi nastri trasportatori che mi ricordavano le giostre del lunapark, e gli impianti di lavorazione del cantiere del Vallone Basso, sculture silenziose di un’epoca finita che dominavano il mare.Molto tempo dopo con il mio amico e compagno d’università, Matteo decisi di scegliere proprio le miniere come oggetto della tesi di laurea in architettura. “Le miniere di Calamita, una storia millenaria. Progetto di recupero e riqualificazione del parco minerario di Capoliveri” una grande dichiarazione d’amore per questa terra, casa mia.L’origine della escavazione e della lavorazione del minerale ferroso dell’Isola si perde nella notte dei tempi: i giacimenti elbani sono tra i più antichi depositi ferriferi sfruttati nel mondo.Anche Virgilio, nell’Eneide, definiva l’Elba “Insula inexhaustis Chalybum generosa metallis”, ossia un’Isola ricca di miniere inesauribili.
3 Gennaio 2025

Alla ricerca della preistoria Testimonianze di megalitismo elbano

La Costa del Sole ha tre celeberrime regine: Cavoli, Seccheto e Fetovaia, annoverate tra le spiagge più belle dell’Isola d’Elba e meta di migliaia di turisti. Visitatori perlopiù ignari che, inerpicati sui pianori di questo scampolo di paradiso, si celano tesori dimenticati da tutti e coperti dalla vegetazione. Tra i cisti, i corbezzoli e le scope in fiore giacciono testimonianze millenarie lasciate da popolazioni che scelsero questi luoghi in epoca neolitica. Qui i nostri progenitori coltivavano la terra, custodivano gli animali e osservavano il cielo. Tra i 335 e i 430 metri s.l.m. sopra la frazione di Seccheto (sentieri n°137 e n°135) si trovano le Necropoli di Piane alla Sughera e della Forca, quest’ultima sconosciuta ai più, perché è ancora immersa nella macchia mediterranea. Il sito di Piane alla Sughera (335 metri s.l.m.), consta di alcune tombe preistoriche a cista litica, al centro di tumuli delimitati da circoli di pietre e corredate esternamente da segnacoli (piccoli menhir[1]). Tra queste ne spicca una, evidentemente rimaneggiata in tempi recenti, con la creazione di un grande ovale, fatto con un muretto a secco e semichiuso superiormente da un lastrone litico. I resti dell’enigmatica necropoli hanno ispirato antiche leggende elbane che narrano di un luogo sacro dove i megaliti, disposti in forme circolari e rettangolari, fungevano da sepolture e da templi per celebrare riti propiziatori accompagnati da canti e danze. Dopo circa 2 km si lascia il sentiero n°135 per avventurarsi nella vegetazione per 250 metri; qui si trovano alcune testimonianze di una seconda zona di sepolture tra cui una tomba a cista litica priva di copertura e un bel menhir affacciato sulla spiaggia di Fetovaia, rinvenuti nel 2018, e un altro menhir da me segnalato il 13 marzo 2024, ma ancora non censito da nessun archeologo. L’area attualmente è immersa nella gariga[2], anche se è stato aperto un piccolo varco, ed è indicata su Google Maps come Necropoli della Forca (430 metri s.l.m.).
5 Dicembre 2023

La Grande Bellezza

Se attorno ci fosse solo mare, a perdita d’occhio, uno potrebbe pensare che il giorno della creazione, Nostro Signore non aveva molta terra con cui plasmare il mondo. E che in fondo ciò che aveva era sufficiente per farci stare tutto quello che serviva: la campagna, le spiagge, le montagne, i frutti, le vigne, i pascoli, le acque pescose. “Ma si, questo può bastare!” Così dev’essere nata l’isola d’Elba: perché non ci fosse bisogno di altro. La Grande Bellezza della natura sta tutta qui in 224 chilometri quadrati a forma di pesce come si confà a chi sta nel mare. Per questo non esiste un’isola d’Elba, ma tante quanti sono gli esseri umani che vi sono nati o che hanno la fortuna di averci trascorso anche solo un giorno. Come in ogni mondo che si rispetti, infatti, ognuno può trovare il suo angolo, il suo spazio, la sua prospettiva: il suo mondo. Da cui altri mondi appaiono e scompaiono. Come Montecristo che sembra giocare a rimpiattino con la costa sud, fantasma nella foschia, e nitida piramide nei giorni più tersi. Come Portoferraio visto dal Volterraio, il castello che ancora vigila sulla baia, da dove le navi, le vele, sembrano modellini. Come Capraia che sta qui a fianco, fedele, selvaggia e presente come un pesce pilota. Come le luci di Macinaggio, in Corsica, che da Patresi, da Sant’Andrea confondi con quelle dei pescatori, quando si è fatto buio, e si è consumato il rosso di tramonti indimenticabili. Come i siti napoleonici, abilmente nascosti alla vista e alla curiosità del turista, spogli e spesso deserti, “sciupio” di possibile attrazione che non trova cura, rimedio. Ah, se ci fosse il generale, questo non lo permetterebbe! Lui che l’Elba la scelse, non vi fu recluso. E ancora viene da chiedersi cosa sia andato a cercare, perché abbia voluto andarsene per un difficile riscatto, quando qui aveva tutto, potere, natura, amanti. Altro che Sant’Elena! La Francia è vicina, a un passo. Ma anche dentro. Con i ricordi dell’Imperatore, certo, e con quella strana coincidenza per cui il 14 luglio, giorno della presa della Bastiglia, si accendono le fiaccole sulla spiaggia dell’Innamorata, a Capoliveri, per ricordare Maria e Lorenzo, il loro amore tenero e sfortunato, il tuffo disperato di lei, lo scialle che resta appeso allo “Scoglio della Ciarpa”.
23 Novembre 2023

L’Isola delle Meraviglie

Quando il vento soffia da nord, la rotta migliore da seguire per visitare l’Isola è senza ombra di dubbio quella che punta alla costa sud-ovest, perché la corrente rende le acque del mare ancora più limpide e splendenti. Si procede da Marina di Campo verso la cosiddetta “Costa del sole”: dieci kilometri di costa che racchiudono alcune fra le più belle baie dell’Isola: le spiagge di fine sabbia granitica di Cavoli, Seccheto e Fetovaia, e le baie di Pomonte e di Chiessi, con i loro scogli piatti levigati nel tempo dal mare e dal vento. Sono protetti alle spalle dal Monte Capanne ed avvolti da una rigogliosa macchia mediterranea, che nel mese di maggio si tinge di giallo: allora il dolce profumo delle ginestre in fiore si mescola a quello del rosmarino e nell’aria si diffonde un’essenza indimenticabile
31 Ottobre 2023

L’Orto dei Semplici Elbano

Oltrepassato l’abitato di Rio nell’Elba ci si deve arrampicare ancora un pochino per scoprire, a circa 260 metri sul livello del mare, un luogo incantato, dove il tempo sembra essersi fermato per mantenere e rispettare i suoi silenzi, i suoi profumi, i suoi colori. Una terrazza naturale che si affaccia sul mare, che bagna il tratto di costa nord-orientale dell’Elba, ma anche una straordinaria pagina della storia dell’isola più grande dell’Arcipelago Toscano in cui sono rimaste, visibili e indelebili, le tracce di una presenza importante e rassicurante dell’uomo. Si tratta dell’Orto dei Semplici Elbano, realizzato nel bellissimo contesto ambientale in cui venne a suo tempo edificata (forse dai Fenici, già nel quinto o sesto secolo avanti Cristo) una piccola struttura fortificata, poi trasformata in piccolo monastero, che successivamente prese il nome di Eremo di Santa Caterina. Un intreccio affascinante di storia, leggenda, natura, cultura, paesaggio, ambiente. Questo prezioso orto botanico, realizzato a seguito di un’idea, da due botanici dell’Università di Pisa (Garbari e Corsi) e aperto al pubblico nell’estate del 1997, si pone come obiettivi non solo quelli di promuovere e diffondere la conoscenza delle piante spontanee e coltivate, che trovano il loro habitat ideale nelle isole dell’Arcipelago Toscano, ma anche di documentare e conservare le tradizioni etnobotaniche ad esse legate.
27 Ottobre 2023

Un’isola a portata di sport

Se, per effetto di qualche magia, si potesse progettare e realizzare il playground perfetto per ogni tipo di sport da praticare all’aperto, il risultato non sarebbe molto diverso dall’Isola d’Elba: aria pura, acque limpide, boschi lussureggianti, piane, colli e montagne, coste basse e scogliere, panorami mozzafiato… L’isola, vista dal cielo, si mostra in tutta la sua grande ricchezza di ambienti: si va dalle acque basse davanti alle lunghe spiagge di sabbia della Biodola, di Procchio, del Lido di Capoliveri, di Lacona e di Marina di Campo fino agli oltre 1000 metri delle cime del massiccio del Capanne, passando attraverso valli verdi e crinali rocciosi, altopiani e precipizi, vecchi borghi e marine attrezzate.
26 Ottobre 2023

L’Archivio del tempo di Sandro e Leonida Foresi, collezionisti e scrittori dell’Elba

Il ricordo di Sandro e Leonida Foresi: memorie storiche, collezionisti e scrittori dell’Elba. Giornalista, gallerista, tipografo e caricaturista, Leonida Foresi – in quasi cento anni – è stato tutto questo, ma non solo. Un secolo di vita segnato da un indissolubile filo conduttore: l’amore per la sua Elba.“Leo” – come amava firmarsi nelle sue vignette e come era conosciuto da tutti – è stato la ‘memoria storica’ dell’Isola, un instancabile collezionista e appassionato di tutto ciò che la riguardasse. Ci ha lasciati, da ‘quasi centenario’, nel 2014, e ciò che più lo rappresenta e ce lo fa ricordare col sorriso – al di là del suo animo ironico e gentile – è proprio il suo amore incondizionato per quel luogo dove ha vissuto tutta la sua esistenza; un sentimento talmente grande che possiamo ancora oggi ritrovarlo attraverso le colonne del Popolano e del Corriere Elbano, due giornali che hanno segnato e raccontato le vicende isolane di gran parte del Novecento. È difficile – se non impossibile – parlare di Leonida senza citare suo zio, Sandro Foresi: personaggio eclettico, di straordinaria cultura, fondatore de Il Popolano nel 1915 e talmente lungimirante da creare, negli anni trenta, l’associazione “Amici dell’Elba”, con l’idea di rilanciare l’immagine dell’Isola insieme a personalità di un certo rilievo nel panorama culturale italiano. Insomma, un vero antesignano del turismo all’Elba, tanto che fu anche uno dei promotori per far cambiare il nome di Porto Longone – troppo legato al carcere, e quindi con un appeal decisamente poco proficuo per i visitatori – con quello di Porto Azzurro. Sandro non aveva figli ed ebbe un rapporto strettissimo con Leonida, tanto da considerarlo molto più che ‘semplicemente’ un nipote: uno zio così speciale che trasmise a “Leo” la passione per la scrittura e per le caricature, e che fu talmente colpito dalle abilità del giovane Leonida nel tratteggiare i profili dei personaggi più in voga del momento, da lasciargli – a cominciare dal 1936 – un apposito spazio sul Popolano, dedicato ai suoi schizzi accompagnati da poesie in rima che descrivevano, bonariamente, il protagonista della vignetta. Il Popolano era la voce dell’Elba che, pur non disdegnando di trattare talvolta temi di rilevanza nazionale, era dedicato in particolar modo ad affrontare argomenti inerenti alla vita dell’Isola. Una delle maggiori battaglie condotte dalla rivista fu quella per impedire la chiusura dello stabilimento siderurgico, in origine appartenente alla Società “Elba”, poi ribattezzata “Ilva”.
26 Ottobre 2023

Viaggio alla scoperta di spiagge e coste dai mille colori

Le spiagge dell’Elba, immerse in un paradiso lussureggiante, baciato dal blu del mare, profumano di tamerici, pini e uliveti. Lungo i 147 Km di costa “trovano dimora” spiagge di sabbia dorata, scogliere di granito e scogli appuntiti, lidi di ghiaia e ciottoli bianchi, spiagge nere e rosse… i cui fondali variano dal verde mediterraneo al celeste caraibico.
11 Ottobre 2023

Elba un’Isola da Amare

Narra la leggenda che Giasone, stanco di navigare, fece sosta su una spiaggia dell’Elba per tergersi la fronte dal sudore, macchiando così le immacolate ghiaie e lasciando per sempre il segno del suo passaggio per poi riprendere il lungo viaggio alla ricerca del vello d’oro. Quel che la leggenda non dice, però, è che Giasone, incantato dalla straordinaria bellezza dell’isola e dalla seducente trasparenza del suo mare, si innamorò di questa terra a tal punto, che qui volle rimanere per il resto della sua vita, lasciando che Argo e il suo eroico equipaggio proseguissero nell’impresa senza di lui.
10 Ottobre 2023

Un’Elba sacra

La Grande Traversata Elbana (GTE) è il lungo e suggestivo itinerario che, per diversi sentieri e diramazioni, segue i crinali delle dorsali dell’isola, percorrendola tutta da est ad ovest. La GTE parte dal Cavo, che guarda Piombino ed il continente, per giungere fino alle pendici occidentali del massiccio del Monte Capanne. La conclusione ideale è il Santuario della Madonna del Monte, alto sopra Marciana, fra le rocce di granito del Monte Giove. Qui da tempo immemorabile sgorga una fonte perenne. Nel riparo naturale offerto da un acrocoro[1] di massi granitici, non lontano dal santuario, si trovava un insediamento di pastori preistorici. La salita per arrivare al santuario è scandita da quattordici cappelle della via Crucis, come quelle che generalmente portano ai sacri monti italiani. Sotto il sole il sentiero è duro, immerso in una natura fatta di rocce e cespugli, priva di alberi che diano ombra, ma la fatica è temperata dalla vista che si apre sulle valli e sulla distesa azzurra del mare elbano. Poi d’improvviso ecco aprirsi il piazzale, con i secolari castagni dai tronchi massicci, contorti e nodosi, che hanno visto Napoleone e San Giovanni della Croce, il condottiero di eserciti ed il condottiero di anime. E poi ecco l’acqua che sgorga fresca ed incontaminata di fronte all’ingresso della piccola chiesa.