BLOG ELBA PER2

6 Gennaio 2025

Nel blu profondo del Santuario Pelagos

Tra le straordinarie eccellenze dell’Arcipelago Toscano vi è anche la presenza del Santuario Internazionale per la protezione dei Mammiferi Marini Pelagos. Il Parco Nazionale dell’Arcipelago Toscano è totalmente inserito all’interno di questa che è un’area marina internazionale (con una superficie di circa 87.500 Kmq) dedicata alla protezione dei mammiferi marini e dei loro habitat nel Mar Mediterraneo, posta sotto protezione per effetto di un accordo multilaterale tra Francia, Italia e Monaco (Accorgo Pelagos) firmato a Roma nel 1999 ed entrato in vigore nel 2002. Nel 2001 il Santuario Pelagos è diventato “Area Specialmente Protetta di Importanza Mediterranea” (ASPIM) nell’ambito della Convenzione di Barcellona. Il Santuario si estende nel bacino corso-ligure-provenzale da Punta Escampobariou (nei pressi di Tolone) a Capo Falcone e Capo Ferro (Sardegna), fino al confine tra Toscana e Lazio. E’ un’area caratterizzata da un’elevata biodiversità che comprende circa 8.500 specie di animali marini. Grazie alla sua considerevole ricchezza di plancton e di vita pelagica, l’area del Santuario Internazionale per i Mammiferi Marini è interessata, durante i mesi estivi, da una straordinaria presenza di cetacei di tutte le specie frequentatrici del Mediterraneo. In questa zona sono presenti, infatti, Balenottere comuni (Balenoptera pbysalus) e Stenelle (Stenella coeruleoalba), Capodogli (Phiseter catodon), Globicefali (Globicephala phisalus), Grampi (Grampus griseus), Tursiopi (Tursiops trucantus), Zifi (Ziphiys cavirostirs) e Delfini comuni (Delphinus delphy). Di grande valore conservazionistico la presenza della Foca monaca (Monachus monachus), segnalata anche di recente nell’Arcipelago Toscano.
6 Gennaio 2025

Aperte al pubblico le stanze segrete del carcere di massima sicurezza a Pianosa

Da quando sono Presidente del Parco Nazionale Arcipelago Toscano ho raccolto critiche sul fatto che Pianosa cada a pezzi. In effetti sull’Isola la gran parte degli edifici sono abbandonati e pericolanti, dopo che il borgo è stato lasciato dai suoi abitanti. Il compito del Parco è quello di occuparsi della natura e proteggerla ma, per quanto possibile, questo Ente ha cercato di strappare al degrado qualche edificio e valorizzarlo, chiedendone la concessione al Demanio, effettivo proprietario. E così, dopo la ristrutturazione delle ex Villa Literno, ora foresteria e magazzino del Parco, dell’edificio della Ex Direzione, ora Museo delle Scienze e della Casa dell’Agronomo, ora nuovo Centro visite ed esposizione museale, un altro progetto ci ha impegnato: l’apertura alle visite turistiche del carcere di massima sicurezza Agrippa dal dal 1° giugno 2024. Questa nuova opportunità di visita ha suscitato molta curiosità di quotidiani e tv nazionali e di pubblico; infatti nel solo mese di giugno ci sono stati 960 visitatori.
3 Gennaio 2025

Alla ricerca della preistoria Testimonianze di megalitismo elbano

La Costa del Sole ha tre celeberrime regine: Cavoli, Seccheto e Fetovaia, annoverate tra le spiagge più belle dell’Isola d’Elba e meta di migliaia di turisti. Visitatori perlopiù ignari che, inerpicati sui pianori di questo scampolo di paradiso, si celano tesori dimenticati da tutti e coperti dalla vegetazione. Tra i cisti, i corbezzoli e le scope in fiore giacciono testimonianze millenarie lasciate da popolazioni che scelsero questi luoghi in epoca neolitica. Qui i nostri progenitori coltivavano la terra, custodivano gli animali e osservavano il cielo. Tra i 335 e i 430 metri s.l.m. sopra la frazione di Seccheto (sentieri n°137 e n°135) si trovano le Necropoli di Piane alla Sughera e della Forca, quest’ultima sconosciuta ai più, perché è ancora immersa nella macchia mediterranea. Il sito di Piane alla Sughera (335 metri s.l.m.), consta di alcune tombe preistoriche a cista litica, al centro di tumuli delimitati da circoli di pietre e corredate esternamente da segnacoli (piccoli menhir[1]). Tra queste ne spicca una, evidentemente rimaneggiata in tempi recenti, con la creazione di un grande ovale, fatto con un muretto a secco e semichiuso superiormente da un lastrone litico. I resti dell’enigmatica necropoli hanno ispirato antiche leggende elbane che narrano di un luogo sacro dove i megaliti, disposti in forme circolari e rettangolari, fungevano da sepolture e da templi per celebrare riti propiziatori accompagnati da canti e danze. Dopo circa 2 km si lascia il sentiero n°135 per avventurarsi nella vegetazione per 250 metri; qui si trovano alcune testimonianze di una seconda zona di sepolture tra cui una tomba a cista litica priva di copertura e un bel menhir affacciato sulla spiaggia di Fetovaia, rinvenuti nel 2018, e un altro menhir da me segnalato il 13 marzo 2024, ma ancora non censito da nessun archeologo. L’area attualmente è immersa nella gariga[2], anche se è stato aperto un piccolo varco, ed è indicata su Google Maps come Necropoli della Forca (430 metri s.l.m.).
14 Dicembre 2023

L’Arte di Bolano è ricerca introspettiva

Il “Museo Diffuso di Arte Moderna dell’isola d’Elba” che si estende negli 8 comuni dell’isola (oggi 7), dedicato a personaggi elbani famosi, ad eventi verificatisi in ambito storico sull’isola e alla bellezza del paesaggio locale. Per il turista sarà una piacevole sorpresa scoprire i capolavori realizzati da Italo Bolano durante la sua vita su tutta l’isola, con lo scopo di impreziosire la sua terra e creare un dialogo fra arte e bellezza della natura. Altro capolavoro è il “Museo della Ceramica Italo Bolano” ubicato negli spazi della fortezza di Forte Falcone a Portoferraio dove si può ammirare l’evoluzione nel tempo del lavoro dell’artista con i materiali ceramici, una quarantina di pezzi donati al Comune di Portoferraio tra i quali un grande pannello che raffigura Cosimo I de’ Medici, fondatore della città, l’antica Cosmopoli, in occasione dei 500 anni dalla sua nascita. Buon tour e godetevi lo spettacolo fra natura e arte! Italo avrà raggiunto il suo scopo.
5 Dicembre 2023

La Grande Bellezza

Se attorno ci fosse solo mare, a perdita d’occhio, uno potrebbe pensare che il giorno della creazione, Nostro Signore non aveva molta terra con cui plasmare il mondo. E che in fondo ciò che aveva era sufficiente per farci stare tutto quello che serviva: la campagna, le spiagge, le montagne, i frutti, le vigne, i pascoli, le acque pescose. “Ma si, questo può bastare!” Così dev’essere nata l’isola d’Elba: perché non ci fosse bisogno di altro. La Grande Bellezza della natura sta tutta qui in 224 chilometri quadrati a forma di pesce come si confà a chi sta nel mare. Per questo non esiste un’isola d’Elba, ma tante quanti sono gli esseri umani che vi sono nati o che hanno la fortuna di averci trascorso anche solo un giorno. Come in ogni mondo che si rispetti, infatti, ognuno può trovare il suo angolo, il suo spazio, la sua prospettiva: il suo mondo. Da cui altri mondi appaiono e scompaiono. Come Montecristo che sembra giocare a rimpiattino con la costa sud, fantasma nella foschia, e nitida piramide nei giorni più tersi. Come Portoferraio visto dal Volterraio, il castello che ancora vigila sulla baia, da dove le navi, le vele, sembrano modellini. Come Capraia che sta qui a fianco, fedele, selvaggia e presente come un pesce pilota. Come le luci di Macinaggio, in Corsica, che da Patresi, da Sant’Andrea confondi con quelle dei pescatori, quando si è fatto buio, e si è consumato il rosso di tramonti indimenticabili. Come i siti napoleonici, abilmente nascosti alla vista e alla curiosità del turista, spogli e spesso deserti, “sciupio” di possibile attrazione che non trova cura, rimedio. Ah, se ci fosse il generale, questo non lo permetterebbe! Lui che l’Elba la scelse, non vi fu recluso. E ancora viene da chiedersi cosa sia andato a cercare, perché abbia voluto andarsene per un difficile riscatto, quando qui aveva tutto, potere, natura, amanti. Altro che Sant’Elena! La Francia è vicina, a un passo. Ma anche dentro. Con i ricordi dell’Imperatore, certo, e con quella strana coincidenza per cui il 14 luglio, giorno della presa della Bastiglia, si accendono le fiaccole sulla spiaggia dell’Innamorata, a Capoliveri, per ricordare Maria e Lorenzo, il loro amore tenero e sfortunato, il tuffo disperato di lei, lo scialle che resta appeso allo “Scoglio della Ciarpa”.
28 Novembre 2023

Love is Love

Chiunque resta ammaliato di fronte ad un arcobaleno! Chiunque viene catturato dal suo tripudio di colori che irradia il cielo perdendosi nell’orizzonte… Nel corso dei secoli, intorno all’arcobaleno sono nate molte leggende alle quali ogni cultura gli ha attribuito un significato diverso: per i greci Iride era la messaggera degli dei; nella religione Indù era Indra, il dio del tempo atmosferico e della pioggia; nella mitologia del nord l’arcobaleno è il “bifrost”, il ponte che collega il regno della terra alla dimora degli dei.
23 Novembre 2023

La Rada di Portoferraio: miti, archeologie, storie, paesaggi

A partire dal 2012 la rada di Portoferraio all’isola d’Elba, legata al leggendario sbarco degli Argonauti e celebre per le inesauribili miniere di ferro, è oggetto di progetto di ricerca archeologica condotto dall’Università degli Studi di Siena e dal Gruppo di Ricerca AITHALE. Attorno al golfo protetto che si apre nel braccio di mare che separa l’isola dal continente, si sono infatti intrecciate nel corso dei millenni frequentazioni umane, approdi mitici, scambi culturali e storie produttive, divenute imprescindibili per la comprensione delle dinamiche storiche dell’intera Etruria. La ricerca ha preso le mosse da una domanda fondamentale: perché l’isola d’Elba è così importante a partire già dall’VII secolo a.C.? Il nome dell’isola, anzitutto, è indubitabilmente greco: Aethalia, o Aithale, è l’isola “fuligginosa”, con chiara allusione ai fumi dei forni fusori o, ancora meglio, al colore che caratterizza la massa scura dell’isola vista dal mare da parte dei navigatori antichi. L’elemento cromatico assume un rilievo anche maggiore, come è stato giustamente osservato, considerando altri toponimi narranti, ugualmente coloristici ma di senso opposto: i Capi Bianchi, all’Elba particolarmente numerosi, dovevano risaltare fortemente agli occhi dei navigatori, per un effetto di contrasto rispetto alla costa “color della fuliggine”. Ma vi è di più. Nella tradizione letteraria antica Portoferraio è Porto Argòo, il Porto Splendente, toponimo spiegato da Diodoro Siculo e da Strabone con la sosta della nave di Giasone e degli Argonauti, che qui avrebbero fatto tappa durante la ricerca del vello d’oro. In una località caratterizzata dalla roccia bianca gli eroi greci avrebbero svolto delle gare sportive e il sudore emanato dai loro corpi avrebbe picchiettato di nero la roccia bianca, tanto da renderla inconfondibile. Questa roccia (aplite con inclusioni di tormalina nera) compare effettivamente nelle immediate vicinanze di Portoferraio e nella stessa rada ed è rarissima nel Mediterraneo, ciò che confermerebbe l’identità fra tradizione del mito e geologia.
23 Novembre 2023

L’Isola delle Meraviglie

Quando il vento soffia da nord, la rotta migliore da seguire per visitare l’Isola è senza ombra di dubbio quella che punta alla costa sud-ovest, perché la corrente rende le acque del mare ancora più limpide e splendenti. Si procede da Marina di Campo verso la cosiddetta “Costa del sole”: dieci kilometri di costa che racchiudono alcune fra le più belle baie dell’Isola: le spiagge di fine sabbia granitica di Cavoli, Seccheto e Fetovaia, e le baie di Pomonte e di Chiessi, con i loro scogli piatti levigati nel tempo dal mare e dal vento. Sono protetti alle spalle dal Monte Capanne ed avvolti da una rigogliosa macchia mediterranea, che nel mese di maggio si tinge di giallo: allora il dolce profumo delle ginestre in fiore si mescola a quello del rosmarino e nell’aria si diffonde un’essenza indimenticabile