BLOG ELBA PER2
9 Agosto 2022
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Quel luogo unico, lontano quanto basta dal mondo per ritrovarsi, rigenerarsi ed esprimere la propria creatività. Quell’angolo nascosto alla mondanità che sembra fatto apposta per pensare e dedicarsi agli affetti, all’amicizia, alle proprie passioni. Questa è l’Elba per Giorgio Faletti. Un’isola scoperta per caso, durante uno dei suoi viaggi per mare, e subito diventata familiare per l’indimenticato artista astigiano che in breve tempo decide di mettere su casa proprio qui. “L’intuizione Giorgio la ebbe una sera”, ci racconta la moglie, Roberta Bellesini, “dopo essersi affacciato dalla terrazza dello storico locale Sugar Reef, adagiato sulle colline di Capoliveri. Con lo sguardo rivolto verso il mare, Giorgio rimase così affascinato da quell’incantevole panorama da decidere in quel momento che la sua casa sarebbe sorta là, fra cielo e mare”. Non molto tempo dopo si presenta l’occasione. Nella metà degli anni ‘90 una villa con vista sul golfo di Capo di Stella, luogo a lui caro, viene messa in vendita. Giorgio non perde tempo e decide che quella sarà la sua nuova casa. Una casa che guarda a sud, verso l’infinito. Una casa che domina una terra di ferro e una costa ricca e frastagliata dai paesaggi e dai colori inconsueti
9 Agosto 2022
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Renato e Loretta Storia d’amore in un’isola Non ricordo nella mia vita di essermi commosso fino alle lacrime se non quando mi trovai in certe speciali […]
9 Agosto 2022
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Una manifestazione di paese può diventare un evento ed un’emozione che coinvolge tutti. A raccontarcelo è Michelangelo Venturini, uno dei suoi protagonisti, imprenditore turistico e artista a tutto tondo. Innamorato del suo paese è sempre stato un vero punto di riferimento per Capoliveri ed è uno degli ideatori di questo appuntamento elbano.
8 Agosto 2022
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Albero originario dell’Europa balcanica e della Turchia – ove esisteva la città di Castanis – il castagno fu introdotto nella penisola italiana in età romana soprattutto in vista delle sue coltivazioni a ceduo¹, onde trarne pali agricoli, denominate silvæ palaris; poi, durante il Medioevo, la coltivazione di questo prezioso albero conobbe un nuovo impulso ad opera dei sempre più numerosi monasteri europei. Le prime attestazioni sui castagneti elbani risalgono infatti al 1343; si tratta di due documenti redatti dal notaio Andrea Pupi riguardo la compravendita di terreni boschivi presso Poggio – terre cum castaneis – e nella rigogliosa valle di Patresi. L’importanza di tale copertura boschiva è comprovata, due secoli dopo, dalla lettera che l’architetto Giovanbattista Belluzzi, durante la fortificazione di Portoferraio, scrisse al granduca Cosimo nel 1548: «et anco qualche castagno per la via di Marciana, con certe tavole di castagno per coprire questi alloggiamenti». Dell’estensione di tale coltura sono ulteriore testimonianza alcuni toponimi elbani come Campo al Castagno (Marciana e Sant’Andrea), Castagni dei Sette Fratelli (Poggio), Castagni di San Lorenzo e Castagno delle Liti (Marciana), Castagnolo (Patresi), Castagnone (San Piero), Castagni di Marco e Castagni (Capoliveri), Castagno (Cavo). Un paesaggio unico per un’isola mediterranea, quello delle vallate intensamente ricoperte di castagni, già apprezzato nel 1780 dal naturalista Charles Henri Koestlin, secondo il quale tale prezioso albero «est si commun près de Marciana qu’il forme quasi une forêt» con ben 847,67 “quadrati” di territorio montano rispetto ai rimanenti 10.284,45 di leccete, macchie e boscaglie. Il castagneto elbano era suddiviso in due differenti tipologie di appezzamento: le “vele” (dalla forma triangolare, con la base corrispondente al fondovalle) e le “lenze” (rettangoli oltremodo allungati, che si estendevano dai crinali ai torrenti).
5 Agosto 2022
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Sette le note del pentagramma, sette le meraviglie antiche e moderne del mondo, sette i peccati capitali. Sette è un numero carismatico, magico, misterioso, con un forte simbolismo. È destino che anche le isole dell’Arcipelago Toscano siano sette: Elba, Pianosa, Montecristo, Giglio, Giannutri, Gorgona e Capraia. Passeggiando su alcuni sentieri dell’isola d’Elba, la più grande delle sette, nelle giornate senza nubi si possono scorgere le altre sei isole. Talvolta sembra di toccarle. È tanta la voglia di raggiungerle e capire perché siano cosi tutelate e desiderate. Ognuna ha un profilo diverso, un’aura speciale. Ognuna un carattere, tradizioni, leggende e cultura. Storie narrate di amore e sofferenza, leggende conosciute di confino e fuga, avvolgono di fascino e di bellezza questi paesaggi insulari, spesso eletti a scenario di libri o film. Ma in inverno sia per il clima, che per la scarsità di mezzi di trasporto, le distanze sembrano difficili da superare.
28 Marzo 2022
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La mia Isola non smette mai di vivere. Ogni luogo ha la sua peculiarità. In alcune zone ci si imbatte in alberi sempreverdi, pini mediterranei, boschi di lecci, castagni, acacie, eucalipti e sugheri; alcuni si affacciano a picco sul mare altri lo scrutano guardinghi dalle colline e dalle montagne. In altri luoghi si “incontrano” specie tipiche della macchia mediterranea che, con il loro verde e i loro profumi di piante aromatiche come la lavanda, il finocchio, il mirto, la menta e il rosmarino, rivelano agli occhi delle persone un mondo tutto da scoprire, dalle specie arboree agli arbusti fino al sottobosco. Gli alberi si muovono, vegetano, oscillano con il vento. In una parola, vivono. E vivere con loro vuol dire sentirne ogni respiro e guardare il mondo dal loro punto di vista. Sarà per questo che le case sugli alberi sono l’oggetto del desiderio di ogni bambino, come lo era il mio, e di chi bambino non è più. Sono tuttora ora il mio desiderio da Architetto, perché ho la convinzione che ogni albero sia in grado di sorreggere un “Sogno”, quello dell’Ecosostenibilità progettuale che caratterizza la mia professionalità. Tutto è iniziato nel 1996, quando appena laureato in architettura a Firenze, ho deciso di realizzare il mio “Sogno” con Progetti ecosostenibili.
23 Marzo 2022
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Navigando a Sud dell’Elba ecco uno scorcio a tutto campo del Tirreno. I contorni sinuosi delle coste toscane si adagiano all’orizzonte e risalgono nel promontorio dell’Argentario. Dal regno marino, emerge il profilo bipartito dell’isola del Giglio e in lontananza sfuma quello triangolare dell’ irraggiungibile Montecristo. Ad Ovest le vette incise della Corsica e a seguire la limpida Capraia. Come un miraggio, dritto davanti alla prua, compare una sottile striscia grigia che separa per un lungo tratto il cielo terso dal blu profondo delle acque increspate. Proseguendo la rotta in tale direzione il rettangolo di terra piatta diventa a poco a poco una zattera candida, ammantata di verde: così ci appare l’isola di Pianosa, sottile nel profilo, insolita e surreale. In prossimità del capo settentrionale a “Punta del Marchese” spuntano, come fantasmi nel riverbero della luce, i muri in pietra di importanti edifici consumati dal tempo e dalla salsedine. La coltre scura della macchia mediterranea riveste il territorio insulare fin dove il mare non la fa da padrone, rendendo impossibile la vita ai vegetali. Fiancheggiando il profilo orientale per raggiungere il punto di attracco, si susseguono piccole falesie e golfi rocciosi fino all’ampia falce sabbiosa di “Cala Giovanna” che si affaccia su fondali turchesi. Qui diventa immediato il paragone con i paesaggi tropicali per la meraviglia della spiaggia semideserta, che giace a pochi metri dal piccolo abitato vetusto e silenzioso, e per i fondali trasparenti popolati da pesci guizzanti e da praterie sommerse di posidonie.
23 Marzo 2022
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Se un turista decidesse di visitare l’Elba a primavera, dopo ripetuti soggiorni agostani in tutti i suoi paesi o borghi, costieri e collinari, lo farebbe con l’intenzione di carpire allo Scoglio, con la macchina fotografica e l’inseparabile block notes, in quei mesi sospesi tra la solitudine ardente dell’inverno e l’allegro caos dell’estate, la sua anima più autentica e nascosta.
Così, con sorpresa, già a metà del Canale di Piombino, mentre il traghetto fende il mare turchese orlandolo di candide schiume e gli isolotti di Cerboli e Palmaiola salutano da lontano il viaggiatore, avvertirebbe sospeso nell’aria l’inconfondibile profumo dell’elicriso in fiore, che popola discreto per molti mesi all’anno le ripe e le campagne isolane.
E se l’ora della sua traversata fosse nel tardo pomeriggio, nella porzione del giorno in cui tutto appare più silenzioso e assorto, con un pò di fortuna potrebbe assistere ad un tramonto di bellezza struggente, quando la Natura esibisce tutte le arti seducenti di cui è capace per incatenare lo sguardo delle sue creature al trionfo di rossi, di gialli e d’aranciati che colorano il cielo ad occidente, prima dell’uniformità delle ombre serali.
Ed entrando a Portoferraio sentirebbe quasi fisicamente l’abbraccio del suo Golfo, così caldo e protettivo, e non si meraviglierebbe più della definizione di Orazio Nelson, il grande ammiraglio: “Tutti gli uomini e i vascelli stanno senza preoccupazioni a Portoferraio, che per la sua ampiezza è il porto più sicuro al mondo”.
23 Marzo 2022
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Si conclude così il testo della canzone che Giorgio Faletti ha dedicato a Capoliveri dal titolo Da casa mia si vede il mare. La prima memoria che ho dell’isola d’Elba è proprio Capoliveri dove ho trascorso la prima vacanza insieme ai miei genitori. Ricordo il suo centro storico, un pò diverso da quello di oggi, le dune di sabbia finissima della spiaggia di Lacona affacciata sull’isola di Montecristo, la variegata vegetazione delle calette di Zuccale e gli isolotti di Gemini, di fronte alla spiaggia dell’Innamorata. Un panorama di bellezze della natura, così vicine e così diverse tra loro, una costante dell’isola d’Elba, che contempla diversi paesaggi: spiagge, scogliere, terrazze sul mare, terra, profumi e storie che ricordano il lavoro dell’uomo, “un’Isola”, come viene spesso definita, “dagli infiniti orizzonti”. Un’oasi verde nell’Arcipelago Toscano, un ponte immaginario tra l’Italia e la Corsica, che porto nel cuore. Per me, poi, originaria di Piombino, la vista dell’Elba è una presenza costante, così vicina, ma allo stesso tempo, così lontana. Per noi piombinesi è un’isola facilmente raggiungibile, ma una volta all’Elba ci si sente dall’altra parte del mondo, in un luogo bellissimo.
22 Marzo 2022
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Il traghetto per l’Elba fende le increspature del mare e si accosta all’isola seguendone il profilo sinuoso. La navigazione procede verso il golfo di Portoferraio. La rada è un ampio anfiteatro, e al centro dello scenario si erge un dirupo conico sormontato da una rocca muraria squadrata: la Fortezza del Volterraio (vedi nota 1). Ancora oggi la sua fisionomia turrita emerge sul mare come una muta sentinella, esprimendo il remoto e cruciale ruolo svolto per la difesa delle comunità isolane. Le vetuste rovine dell’antico edificio suscitano ammirazione in chi si avvicina all’isola, e suggeriscono l’ombra di accadimenti eroici ed epici ancorché spesso anonimi e incogniti. Il Volterraio è uno dei simboli dell’Elba, terra che ha visto avvicendarsi popoli e condottieri, naviganti mediterranei e pirati invasori, in una storia solo in parte svelata. Il castello fu acquistato 15 anni fa dal Parco Nazionale dell’Arcipelago Toscano con il preciso compito di arginare l’incalzante erosione del tempo. Purtroppo le scarse risorse messe a disposizione dell’ente hanno rinviato il processo di restauro che solo recentemente si è potuto affrontare, garantendo infine la fruizione dei visitatori in tutta sicurezza. Oggi si può raggiungere la rocca salendo con accortezza il sentiero segnato che si distacca dalla strada provinciale che si inerpica da Bagnaia verso Rio nell’Elba, seguendo profondi tornanti.










