BLOG ELBA PER2
30 Agosto 2023
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All’Elba una tradizione gastronomica autoctona e fortemente caratterizzata non esiste. Quella elbana si colloca nella tradizione della cucina toscana, marcata da influssi derivanti dai diversi contatti che gli abitanti dell’isola hanno avuto nei secoli con altre popolazioni: liguri, maremmani, francesi, ebrei, corsi e spagnoli. Si tratta beninteso di cucina povera, non avendo l’isola mai avuto una prosperità tale da permettere sprechi. Eppure, tutti i diversi influssi culinari qui pervenuti, hanno avuto una “traduzione” particolare, all’insegna della semplicità, della frugalità, della leggerezza, dell’uso occulto delle nostre erbe aromatiche. Proprio queste ultime, insieme alle erbe di campo selvatiche, svolgono un ruolo assai importante nella nostra cucina. Basterebbe ricordare l’unico piatto a base di riso, tipicamente elbano, riese nello specifico. Anticamente gli abitanti di questo borgo, impegnati nel duro lavoro delle miniere, chiamavano i lombardi, in realtà emiliani, a zappare nelle vigne. Questi emiliani si portavano il loro sacchetto di riso e lo cucivano con quello che trovavano: fagioli, finocchio selvatico, tranapecori. Ed ecco nato uno dei piatti tipici della nostra cucina. In effetti le selvatiche erbe di campo (come i sopra citati tranapecori, ma anche la bietola e la cicoria selvatica, la borragine, il finocchio e l’asparago selvatico) hanno svolto un ruolo fondamentale nella cucina elbana, saltate in padella, nelle frittate, nelle minestre.
22 Marzo 2023
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Sono orgoglioso di festeggiare il 25° anniversario dell’istituzione del Parco Nazionale dell’ Arcipelago Toscano che presiedo dal 2012 e ringrazio la redazione di ElbaPer2 per avermi dato l’opportunità di ricordare questa ricorrenza. Anche se nella storia gli anni 2020 e 2021 saranno ricordati tristemente per la pandemia, i miei ricordi tristi saranno attenuati da alcune emozioni forti che questo Parco mi ha regalato. Regali inaspettati, alcuni vere sorprese, altri coronamento di lungo impegno e lavoro di squadra. La ricomparsa della foca monaca a Capraia dopo decine di anni, una notizia straordinaria: l’ultimo avvistamento nell’Arcipelago Toscano era stato nel lontano 2009 al Giglio, mentre sono trascorsi 60 anni dall’ultimo avvistamento a Capraia. La notizia della nidificazione del Falco pescatore a Capraia (il falco pescatore era estinto come nidificante in Italia dal 1969 e ad oggi in Italia sono solo 7 le coppie nidificanti, della quali 6 in Toscana) è stato un evento eccezionale in un progetto che mi vede impegnato da anni, con la collaborazione di altri parchi, per creare una popolazione nidificante nella costa meridionale della Toscana, da congiungere con quella Corsa attraverso l’Arcipelago Toscano.
17 Marzo 2023
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Musica
Bronzo di Riace o David di Donatello? Se dovessi paragonarlo ad uno di questi capolavori non saprei cosa scegliere. Lui ce li ricorda entrambi in “chiave” moderna, con la sua innata bellezza e con una maestosità che, insieme, gli conferiscono un’aurea magica dove il terreno e il divino si fondono, soprattutto quando ad “accompagnarlo” è uno strumento “ingombrante”, sensuale e “prezioso” per il suo colore, come Lui lo definisce. Se n’è innamorato quando lo “ha incontrato” per la prima volta; al primo “timido approccio” le sue piccole mani non arrivavano alle “chiavi”[1]. Aveva solo 7 anni quando fu letteralmente “folgorato” dall’“imperante” sassofono, appartenente alla famiglia dei legni e non degli ottoni, che da molti anni accompagna la sua vita come un caro amico. Sto parlando di Jacopo Taddei, sassofonista di fama internazionale, già all’età di 26 anni, sia sulla scena della musica classica e contemporanea che in quella jazzistica. Ho avuto l’onore ed il piacere di conoscerlo ed apprezzarlo musicalmente, qualche anno fa, in occasione di “Notte d’Agosto” nelle vesti di special guest di un gala dinner organizzato dal “Soroptimist International Club isola d’Elba”, e del “Festival Elba Isola Musicale d’Europa” che nel 2016 gli ha conferito l’Elba Festival Prize[2], riconoscimento assegnato ogni anno ad un giovane musicista talentuoso dopo un attento lavoro di talent scouting.
16 Marzo 2023
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L’attività di Legambiente Isola d’Elba alla ricerca delle tracce delle tartarughe Quando arrivi la mattina il mare dorme ancora. Respira piano in sogno, si alza e […]
16 Marzo 2023
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Ogni Isola contiene sempre più isole al suo interno. Intrecci di storie, culture, tradizioni, personaggi, scorci e paesaggi. C’è un microcosmo in particolare che si contraddistingue per varietà di colori, profumi, ambienti e biodiversità: la costa verde elbana che si sviluppa lungo il versante settentrionale, a partire dal Golfo di Viticcio fino a lambire i bastioni di Portoferraio. L’insenatura molto ampia di Viticcio è famosa per i suoi tramonti in mare aperto, con Capraia e la Corsica sullo sfondo, e vi trovano riparo sempre numerosi yacht di varie fogge e dimensioni, che non di rado decidono di dormire nel golfo al riparo dal vento di scirocco. Da terra la si può raggiungere dal Golfo della Biodola attraverso il sentiero Cai 249, immersi nella rigenerante e rigogliosa macchia mediterranea, inebriati dalle essenze di rosmarino, timo, cisto, elicriso, tra le quali la fa da padrone il mirto, da cui il nome storico Marina della Mortella (Geom. Daniele Manzini, 1841), che una volta era usato dagli abitanti di Forno per andare a lavorare alla dirimpettaia Tonnara dell’Enfola, una vera e propria “cattedrale del mare”, oggi sede del “Parco Nazionale dell’Arcipelago Toscano”.
16 Marzo 2023
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È l’ora dell’aperitivo. La Darsena Medicea si tinge dei colori della sera. L’aria è distesa. Le barche “cullate” dal mare, e l’antica Torre del Martello ci tengono compagnia. Il nostro incontro non è casuale, ma voluto e in un luogo a Lui molto caro. È qualcosa più di un Bar! È Il Baretto di Alfredo, al quale è legato da una profonda amicizia, dove gente di mare e non solo ricercano pace e buona musica. Sto parlando di Alex Rinesch. Ci conosciamo da molto tempo. Questa però è la prima vera occasione per scoprire nel profondo l’Uomo e l’Artista. Basta guardare i suoi occhi per capire quanto sia forte il suo legame con quest’Isola e con quei personaggi che, grazie alla loro autenticità e semplicità, lo hanno fatto sentire subito a casa. Mi parla di Domenico Amorosi, dei pittori Luciano Regoli, Gonni, Saffa, Marcello D’Arco, Claudio da Firenze, del G.A.E. (Gruppo Artisti Elbani) nel quale entra a far parte anche Alex, dello storico ristoratore Elbano Benassi, di Massimo Scelza con il quale ha collaborato allo storico “Corriere Elbano” come vignettista. Si innamora letteralmente dell’Elba quando i suoi genitori (il padre noto avvocato viennese e la mamma Direttrice del più noto salone di moda austriaco) lo portano per la prima volta nel 1972, all’età di 12 anni.
15 Marzo 2023
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“La cucina è fantasia, arte, colore, poesia, gioia, amore, sapore”. Sono le varie sfaccettature con cui vive la sua cucina Sergio Marianelli, isolano verace e pittore capace come pochi di esaltare la sua Isola. Come amalgama i colori per i suoi quadri, allo stesso modo mescola gli ingredienti per preparare sapori nuovi, ma sempre sorprendenti per il palato. Dopo averle sperimentate con successo, Marianelli ha deciso di proporre le sue ricette nel libro Colore e Gusto Le ricette del Bellarmino (Tagete Edizioni). Sono in tutto 103, alcune nuove, altre rivisitate con insoliti accostamenti e audaci incursioni nel gusto. Nei suoi piatti ci sono tutti i sapori e gli odori dell’ Isola d’Elba, che Sergio esplora con approcci diversi, insoliti e a volte anche incredibili, ma sempre ci porta a profumi e gusti che nella vita di un elbano scandiscono le stagioni, sospesi tra mare e terra, ma non per questo inconciliabili.
14 Marzo 2023
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Fin dall’antichità la popolazione elbana vive delle risorse della terra, quella agricola e quella mineraria. Quest’ultima, la più cospicua, fino al secolo scorso sostiene la maggior parte delle famiglie, specialmente quelle del versante orientale. L’estrazione del ferro si perde nella memoria dei millenni, e così l’organizzazione della società con la rigorosa divisione dei compiti: agli uomini il lavoro nella cava e nei campi, alle donne la famiglia e la casa. Nella miniera le donne sono escluse: solo alle vedove prive di sostentamento è concesso di avvicinarsi alle cave per raccogliere in terra il minerale residuo. Queste rappresentano un po’ ovunque il tipo di donna indipendente dalla tutela dell’uomo che, in nome della povertà, si può muovere liberamente per sostenere la famiglia. Le donne seguono la vita dei loro uomini, scandita dal breve riposo notturno e dal lavoro in miniera. Le donne – compagne di uomini, spezzati dalla fatica che, come cavatori, si levano avanti giorno e tornano, come contadini, a finire la giornata di lavoro nella vigna o nell’orto – sono mogli e mamme sole.
2 Febbraio 2023
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I Medici “scoprirono” l’Elba nel 1548, quando la tolsero ai suoi antichi signori, i d’Appiano, con l’intero Stato di Piombino, consenziente non disinteressata la Corona imperiale. Essi vi inviarono un ampio spiegamento di uomini e di mezzi necessario alla realizzazione di un centro fortificatoil cui nome aulico, Cosmopolis, scaturito dal colto entourage del Duca Cosimo, sarebbe stato messo in sordina da quello di Portoferraio, già vivo in varie forme nella toponomastica medievale. L’isola possedeva un dispositivo di difesa, che il commissario del Duca Girolamo degli Albizi fu incaricato di censire e di acquisire nei suoi diversi elementi. Egli demandò il compito ad alcuni suoi ufficiali, tra cui Giuliano delle Vedove da Empoli, che ebbe come meta la rocca del Volterraio.
30 Gennaio 2023
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Il viaggiatore o visitatore, che giunge a Portoferraio, nota subito le fortezze rinascimentali volute da Cosimo I de’ Medici, duca di Firenze, per difendere l’Elba dalle incursioni turco-barbaresche e per contrastare la politica di espansione francese. E’ evidente anche che il Duca fiorentino volle supportare la piazzaforte militare con la creazione di una città i cui abitanti si formarono in seguito all’emanazione di una serie di esenzioni fiscali e di privilegi concessi dallo stesso Cosimo. Inizialmente, però,il popolamento fu lento. Solo col successore, il figlio Francesco I, il numero degli abitanti aumentò sempre più nel proseguo degli anni, grazie anche all’introduzione di nuove attività lavorative. La creazione dell’Arsenale delle Galeazze, ad esempio, fu importante per lo sviluppo economico della città.










